Racconto : George Sand e Chopin

Chopin e George

 

Cliccate questo link https://www.youtube.com/watch?v=ZtIW2r1EalM&spfreload=10  e tornate all’articolo . Siamo in un salotto di metà ottocento, la stanza al lume di candela crea un’atmosfera intima. Una ragazza vestita da uomo, siede in un angolo e scrive su un taccuino accanto al pianoforte a coda. Seduto sullo sgabello damascato un pallido ed emaciato ragazzo inizia a suonare.

La musica è triste e delicata e avvolge l’atmosfera redendola magica. La ragazza in abiti maschili si chiama Aurore ma tutti la conoscono con il nome di George, giovane a promettente scrittrice. Chopin, d’improvviso di volta verso di lei ed emette un colpo di tosse così forte che un rivolo di sangue, come un piccolo fiume sul labbro inferiore gli sporca il bavero della camicia immacolata. Chopin, nonostante questo momento sofferente continua a suonare, ancora piu accorato, riprende l’arpeggio e crea una sospensione, un fremito, un respiro liberatorio.

Dopo aver intrattenuto gli ospiti Chopin ama restare con Sand nello splendido salotto, dove spesso si intrattengono anche i figli di George. Stasera, come poche sere Il notturno Op 9 n 1 riecheggia dolcemente, aprendo un canto sulla mano sinistra che fluttua tra gli arpeggi. Chopin lo ha dedicato a Camille Pleyel la figlia del noto artigiano di pianoforti.

Le note accarezzano i ricordi di George: sua nonna le insegnò la musica e con lei passava ore al clavicembalo. In un istante si materializzano i tempi della dorata infanzia di Parigi, quando trascorreva le giornate a disegnare e danzare e si sentiva libera.

Purtroppo però i rapporti tra la tra sua madre e la nonna diventarono difficili, così quelle visite diventarono sempre piu rare. Mia madre provava per me , come per tutti gli esseri che ella aveva amato, piu passione che tenerezza. “ disse di lei la scrittrice.

Il pianoforte sotto le mani di Chopin vibra di passione e Adesso la melodia si fa intensa, sofferta e passionale. L’androgino ed emaciato giovane compositore adesso è come trasportato in un altro mondo, lontano da George, da Parigi e forse sta cercando in se le memorie della sua amata Varsavia. L’esilio dall’amata patria e la tisi, mangiano il corpo dell’artista, un boccone per volta, solamente per lasciargli il tempo per comporre le sue meravigliose opere. I pensieri di una notte dell’ottocento, accanto al pianoforte, fuori Parigi illuminata dalle stelle di settembre.

Una carrozza si ferma ad ascoltare la musica che proviene dall’immenso giardino mentre i pensieri si librano insieme alla melodia.
Ci fu un tempo in cui George era ancora Aurore, una donna giovane e insicura, tanto che quando il fratellastro Hippolyte nel 1816 fu arruolato dagli ussari, entrò in una fase mistica della propria vita e la nonna decise così di inviarla nel convento parigino delle Agostiniane inglesi, dove vi entrò nel 1818.

Nel 1820 i suoi precettori, decisero di rimandarla indietro poiché consideravano la sua scelta solo una fantasia adolescenziale. Quando Aurore ritrovò la nonna, dovette confrontarsi con la sua malattia. Nel 1821 l’anziana salutò la sua adorata nipote dicendole “Tu perdi la tua migliore amica”. In quel momento qualcosa era cambiato e dalle ceneri di Aurore era nato George. Questo alter-ego di Aurore era una corazza che rappresentava perfettamente il rovescio della medaglia di un’ereditiera nell’immaginario dell’epoca: beveva, fumava e se ne infischiava di quello che pensava la gente del comportamento di una giovane di ottima famiglia.

Conosce Casimir e i due si sposano,ma il matrimonio si rivela ben presto una prigione.

Casimir detesta la letteratura e la musica e dopo la nascita del figlio Maurice, la giovane Aurore è di nuovo sola a lottare. Per salvare il matrimonio passa qualche tempo in convento ma sempre di piu si convince della sua scelta di libertà quando incontra Aurélien de Sèze, un giovane magistrato,con cui ha una relazione extra coniugale. Lasciato marito e figli si reca a Parigi, dove intraprende con successo l’attività a tempo pieno di scrittrice.

L’amico Flaubert dice di Sand “ Si doveva conoscerla come la conoscevo io per sapere quanto vi era di femminile in questo grande uomo, per conoscere l’immensa tenerezza di questo genio”.

Fred la sta guardando con la coda dell’occhio, ma il suo cuore si strugge ancora per Maria Wodisnka,dai lontani tempi di Vienna.
George ricambia con una fugace occhiata l’amato che non la ricambia ma lei quasi come una missione la protegge come una madre, con tutto il suo amore e la sua forza.

Restiamo ancora un momento in questa stanza ad osservare i due, persi nei loro struggimenti. E la melodia si fa piano piano piu delicata, una lacrima scende sul volto di Chopin che conclude pacificamente con una tierce picarde. 

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