Stefano De Luca: Memorie di un guitto

 

Stefano de Luca

 

Amici! Oggi è con me un fantastico attore: Stefano De Luca che ci racconta un pò di teatro e qualche cosa di sè. Vi lascio alla breve bio  tratta dal suo site e poi… Via con l’intervista!

I primi passi in teatro li ho mossi nella compagnia CREST di Taranto, sotto la guida di Marco Baliani, Carlo e Iva Formigoni, Francesco Zigrino, lavorando per due anni come attore nel teatro ragazzi.

Nel 1987 il grande salto: vengo ammesso al  1°Corso per attori ”Jacques Copeau” della Scuola di Teatro del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Giorgio Strehler. Dopo tre anni durissimi ed entusiasmanti mi diplomo nel 1990, recitando nell’ “edizione del Buongiorno” dell’Arlecchino servitore di due padroni.

Nel 1995 conseguo un secondo diploma al 1°Corso per assistenti alla regia alla Scuola di Teatro di  Giorgio Strehler, con un saggio su ”L’eccezione e la regola” di Bertold Brecht.

La mia formazione prosegue con seminari ed incontri con Peter Brook, Ian Mc Kellen, Carolyn Carlson al Piccolo Teatro, Cicely Berry alla Royal Shakespeare Company.  Decido poi di frequentare la scuola di  Lev Dodin al Maly Teatr di San Pietroburgo per un corso di perfezionamento.

Dopo aver preso la grande decisione “da grande farò il regista” lavoro come assistente alla regia di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro dal 1995 al 1998 nei seguenti spettacoli:  ”L’isola degli schiavi” di Marivaux;  ”L’ eccezione e la regola”, “L’ anima buona di Sezuan” , “Madre Coraggio di Sarajevo” di Brech”Arlecchino servitore di due padroni” di C. Goldoni; “La grande magia” di E. De Filippo

Sono assistente di Ferruccio Soleri in: “Arlecchino e gli altri”, di Luigi Lunari a S. Pietroburgo e “La serva padrona”, di Pergolesi con La Petite Bande,  al Concertgebouw di  Amsterdam nel 1999.

Sono assistente di Guido Ceronetti in: ”M’illumino di tragico”, al Piccolo Teatro di Milano (2002).

Debutto con la mia prima regia al Piccolo Teatro con “Pinocchio, storia di un burattino” nel 1997.  Proseguo con “Il piccolo principe” da Saint Exupery, spettacolo che ho avuto la fortuna di discutere con Strehler poco prima della sua scomparsa.

Nel 2010 ho debuttato nella regia lirica, firmando l’allestimento del Don Giovanni di Mozart, produzione ASLICO. Lo spettacolo ha aperto l’edizione 2010 del Festival “Como, Città della Musica”.

Dal 2011 collaboro con il Maly Theatre di Mosca, dove ho diretto gl’Innamorati di Carlo Goldoni, in lingua russa. Lo spettacolo è entrato in repertorio e viene recitato ogni mese.

Nel settembre 2013 ho diretto Otello di Verdi, produzione ASLICO, che ha debuttato in occasione dei 200 anni del Teatro Sociale di Como- In ottobre ho debuttato a Mosca con “Filumena Marturano” di E. De Filippo.

Da molti anni mi occupo di pedagogia teatrale. Ho insegnato in numerose accademie teatrali tra cui Academy of Film and Drama di Budapest, Hochschuele von Musik und Darstellende Kunst di Stoccarda, Shanghai Theatre Academy, Esad Escuela Superior de Arte Dramatico di Valencia, Schepkin School of Maly Theatre di Mosca; e ho tenuto lezioni in varie università, tra cui Berkely e University of California UCLA, Università di Roma Tor Vergata.

Ciao Stefano e grazie di cuore per essere qui con me il questo spazio! Intanto complimenti vivissimi per lo spettacolo e il workshop che hai presentato al teatro Franco Parenti di Milano, dal titolo “ Maestri.Memorie di un guitto”. Sono uscita da teatro veramente con una grande emozione. Come è nata l’idea mettere in scena uno spettacolo così intimo,dove metti in gioco te stesso senza mezzi termini e ci racconti del tuo grande amore per il teatro?

 

Sono davvero felice di essere riuscito ad emozionarti con il mio spettacolo, Alida.

Sono molti anni ormai che raccolgo le mie “memorie di guitto”, le mie esperienze di teatrante. Sai, ho avuto la fortuna di conoscere e di entrare in contatto con alcuni dei più grandi maestri della scena. E sono stati incontri che mi hanno davvero cambiato, persone a cui va tutta la mia riconoscenza. Ma credo che il modo migliore per essere riconoscenti a qualcuno che ti ha lasciato qualcosa di prezioso è sicuramente fare in modo che più persone possibili possano condividere con te quel dono di conoscenza. E cosi quelle storie, quegli incontri, sono diventati prima le pagine di un libro che non ho ancora pubblicato e poi il materiale per uno spettacolo.

Quale modo migliore del teatro per raccontare quelle storie di teatro?

Ho sentito che dovevo farlo io stesso. Un racconto arriva al pubblico in modo molto diverso se hai davvero vissuto quello che racconti. Le persone lo sentono e cosi si crea quella emozione che a teatro dovrebbe sempre crearsi: la sensazione di condividere qualcosa di profondo. Di necessario.

Non è stata una decisione facile, da molti anni faccio il regista e recito raramente. Ma questa è davvero qualcosa di diverso, una specie di testimonianza.

Memorie di un guitto

 

 

 Proprio nel tuo percorso artistico ventennale hai lavorato con i grandissimi da Strehler arrivando a Peter Brook, Dodin e Vasil ev. Da quale dei grandi maestri ti senti maggiormente ispirato?

Sicuramente Strehler è stato il mio maestro più importante, ho trascorso 10 anni vicino a lui e il patrimonio di insegnamenti ricevuti è davvero inestimabile. Ma anche gli altri di cui parlo mi hanno profondamente influenzato nella ricerca di me stesso nel teatro Attraverso il teatro. Nello spettacolo non riesco naturalmente a raccontare tutto, spero di riuscire a farlo nel libro!

Ognuno di loro mi ha fatto scoprire nuovi punti di vista su questo fenomeno importantissimo che è il teatro.

 

Racconti tantissimi aneddoti che divertono e commuovono allo stesso tempo. I nostri lettori saranno sicuramente curiosi di sapere com’è la vita di un attore teatrale…

 

Io ormai faccio il regista da tanti anni e la vita di un regista è diversa da quella di un attore. Anche se conosco bene entrambe. Il regista -quando lo spettacolo va in scena- vive una specie di lutto e di sollievo, qualcosa si compie raggiungendo il pubblico, ma allo stesso tempo l’esperienza delle prove è finita e si prova una sensazione di distacco e di perdita. L’attore invece continua il suo processo, anzi ne inizia uno nuovo grazie all’incontro con gli spettatori.

La mia vita di regista mi ha portato in giro per il mondo a vivere esperienze davvero entusiasmanti. D’altra parte mi ha portato e mi porta quotidianamente a scontarmi con le meschinità e le magagne di un sistema teatrale e culturale che nel nostro paese è lo specchio di una società bloccata da privilegi e rendite di posizione. Ma questo è un discorso lungo…

 

 

 Nel tuo spettacolo partiamo da Taranto. All’epoca sei un ragazzino e hai un sogno tra le pagine de “Il corriere dei Ragazzi” , un sogno che ha il volto della bella Miranda della tempesta di Shakespeare, ritratta in una foto e che ti fa innamorare, spingendoti ( forse all’epoca meno consapevolmente) tra braccia del teatro. Ti manca la Puglia e che cosa porti con te della tua terra? In cosa ti riconosci e da che cosa invece ti senti in qualche modo distante?

Mi piace questa tua domanda che mi fa pensare alle radici. Dove sono l nostre radici? Io in realtà sono nato a Napoli, li sono alcune delle mie radici familiari e culturali piu profonde. Ma altrettanto profondo e il legame con taranto e con la Puglia dove ho vissuto da quando avevo cinque anni fino al giorno in cui sono partito per Milano per la scuola di Strehler. E quindi Milano e nuovo terreno per nuove radici.

Così le radici si espandono e anche la vita.

 

Stefano de Luca _ Alida Altemburg

Cosa non deve mai mancare nella tua valigia, quando stai per andare in tourneè

Sono spesso in tournée con L’Arlecchino servitore di due padroni di Strehler di cui curo la ripresa da molti anni insieme a Ferruccio Soleri. Oppure faccio lunghe trasferte a Mosca o in Romania per delle regie. In ogni caso porto con me molti libri. In genere comunque in eccesso rispetto al tempo disponibile. E poi il computer, sono abbastanza dipendente.

 

 La colonna sonora ideale per un viaggio

Per un viaggio in compagnia qualcosa che si possa cantare, grandi cantautori italiani magari: De André, Dalla, Battiato, ma anche cose divertenti anni 60 e 70. Da ascoltare in cuffia invece un bel mix tra jazz, musica barocca e un poco di rock

 

 Un libro che hai letto e che consiglieresti ad un amico

 

Questa è una domanda difficile. Un libro solo… come si fa? Mi piace consigliare i libri in base alle persone. I libri sono come degli incontri, non sempre siamo pronti a incontrare proprio quel libro o quella persona. E lo stesso libro ci dice cose magari molte diverse a seconda del momento che stiamo vivendo.

 

 

Se avessi l’opportunità di viaggiare nel tempo come in “Ritorno al futuro” cambieresti qualcosa tra le scelte che hai intrapreso? Riguardando quel ragazzo con la valigia, che cosa gli diresti oggi?

A quel ragazzo con la valigia che si metteva in viaggio per inseguire il sogno del teatro direi parole di incoraggiamento. Gli direi di aver fiducia del suo istinto e di non arrendersi.

 

 Un suggerimento ad un giovane che vorrebbe intraprendere la carriera di attore.

 

Cercare buone scuole, maestri seri e preparati, verificare la loro formazione e non fermarsi nella ricerca. E poi tanta pazienza: Louis Jouvet diceva che per fare un attore ci vogliono almeno dieci anni!

 

Cosa bolle in pentola e progetti futuri. Dove ti vedremo prossimamente?

 

In questi giorni sto lavorando alla regia di un testo sulla prima guerra mondiale, si intitola “Per una stella” e racconta la storia di un amore nato in circostanze drammatiche. E’ opera di una giovane drammaturga, Anna Maini. E poi la ripresa dell’Arlecchino di Strehler qui a Como in novembre e poi ancora le mie Memorie di un guitto in giro per l’Italia. E l’insegnamento. E un progetto per il teatro di Omsk, in Siberia… La pentola bolle!

Grazie di cuore Stefano per avermi concesso l’opportunità di intervistarti e per avermi regalato una grande emozione al tuo spettacolo!

 http://www.stefanodeluca.it

 

Alida Altemburg