“Sono una bambina non una sposa”

Sono una bambina non una sposa

Già l’anno scorso con il Concorso d’Arte Emozioni Sonore, qui sul blog, avevo parlato di un argomento difficile, come quello della violenza sulla donna. Oggi vorrei riprendere con tutti voi lettori, a parlare di questo argomento e vorrei farlo con un’ospite d’eccezione, Giorgia Butera,sociologa e autrice che insieme ad Alessandra Lucca, Valentina Polini e Federica Simeoli hanno creato la campagna a sostegno dei Diritti Umani Negati “Sono una bambina, non una sposa”,in occasione della giornata dedicata al tema delle spose bambine organizzata da Onu Italia.Le spose bambine sono una priorità dell’agenda italiana all’Onu, che lunedì 22 settembre ha organizzato un incontro ad alto livello. I matrimoni precoci e spesso forzati sono diffusi nei paesi in via di sviluppo, dove una bambina ogni tre si sposa prima dei 18 anni ed una su nove è costretta a sposarsi addirittura prima dei 15. Se la tendenza attuale proseguirà, entro il 2020, 142 milioni di bambine si sposeranno prima di aver compiuto 18 anni.

Lascio a Giorgia la parola.

 Un team tutto al femminile, porta avanti questo importante progetto a tutela delle spose bambine: tu, Alessandra Lucca, Valentina Polini e Federica Simeoli. Vuoi raccontare ai nostri lettori come nasce questa campagna di sensibilizzazione, che è diventata globale “Sono una bambina, non sono una sposa”

Un team tutto al femminile con percorsi umani e professionali differenti, ma con l’obiettivo comune dei diritti umani e della dignità della persona. Tutte noi abbiamo una visione di insieme dell’umanità, senza distinzione alcuna, che possa essere di genere, etnia, religione, o altro. La campagna nasce in seguito al mio ultimo testo pubblicato, – sono una scrittrice prolifica -, sono una sociologa ed attivista sociale. Il testo, dal titolo:”Per quanto riguarda, ho fatto la mia scelta” fotografa, in ogni contesto, la condizione della donna in ambito internazionale; in occasione delle varie presentazioni mi sono resa conto che ponevo l’accento sempre più nei confronti delle spose bambine, dei matrimoni precoci e forzati e degli aborti selettivi. Nel mio testo racconto anche di donne bambine morte ad 8 anni in seguito a rapporti sessuali avvenuti dopo la prima notte di nozze. Il testo è uscito nel mese di giugno. E ne facevano parte Valentina Polini e Federica Simeoli; Valentina ha curato la prefazione del testo e Federica, la copertina. Con Alessandra, autrice dello scatto del poster, ci siamo incontrate proprio in occasione della mia presentazione ad Augusta, con la promessa che a Settembre avremmo iniziato un cammino insieme. Le donne non sempre riescono ad allearsi lealmente, ma quando accade, la storia conduce alla vittoria. Arriviamo alla campagna. Intorno il 15 Settembre realizziamo il manifesto ed, invio un solo comunicato all’Onu. Decidiamo che la campagna sarebbe dovuta uscire il 22 Settembre in occasione della giornata di alto livello sul tema di nostro interesse che si sarebbe tenuta a New York, ma l’Onu ne anticipa l’uscita, il 21 Settembre.Infatti, presentando la giornata alla presenza della Mogherini, viene pubblicato nel loro sito il nostro poster della campagna con i credits.Da lì, l’esplosione mediatica, il manifesto è diventato virale in rete. Le più altre Cariche dello Stato, hanno inviato Lettere di Encomio”.

 Il concetto è stato ribadito in sede Onu anche dalla Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) e dalla Convenzione sul consenso al matrimonio, l’età minima per il matrimonio e la registrazione dei matrimoni (CCM) adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 7 novembre 1962. Quest’ultima al punto 1 stabilisce: “Non verrà contratto legalmente alcun matrimonio senza il pieno e libero consenso dei partners”. Cosa si può fare, nel concreto, per aiutare queste donne a uscire dal silenzio?

L’enunciazione di principi ad altissimo è un fatto importantissimo, ma è innegabile che a questo debbano seguire una azione imponente di sensibilizzazione e di conoscenza. Esistono zone del mondo dove il fenomeno è maggiormente diffuso, sono comunità-società vittime di un fortissimo retaggio culturale, dove la donna è considerata inferiore ed è costretta a subire il dominio imperante dell’uomo. Ed è ritenuta incapace di provvedere al suo futuro. A queste donne deve essere fatto sapere che possono dire di no. Alle nonne, alle mamme, alle zie, alle bambine. Nessun matrimonio costretto e forzato deve avverarsi. Ed è un dovere morale delle società più evolute mettere in atto azioni non soltanto filo-ideologiche, ma concrete. Il primo cambiamento parte dalla conoscenza diffusa.

 La foto che sta facendo il giro del web è scioccante: una bimba con un velo da sposa abbraccia una bambola e ci guarda, dentro l’anima, costringendoci a riflettere e vedere la realtà che lei sta vivendo. Com’è stato creato questo scatto dall’impatto emotivo oserei dire lacerante, come un urlo disperato?

L’autrice dello scatto è Alessandra Lucca, (Augusta, SR), fotografa, Grafic Designer, Web Designer. Arriva alla fotografia da autodidatta con curiosità e passione, iniziando a guardare il mondo attraverso la yashica a pozzetto del suo papà. Durante il periodo universitario, viaggia con la sua macchina fotografica per catturare l’anima nel volto della gente. Si ispira a Diane Arbus, Eve Arnold ed Edouard Boubat. Mostra una spiccata predilezione per la ritrattistica e lavora soprattutto con i bambini, con i loro occhi. Alessandra è stata bravissima nell’interpretare magistralmente ciò che si voleva far venire fuori. Io ho consegnato ad Ale, il titolo della campagna e la relazione che presentava il tutto; dopo due giorni ha inviato il poster. Si sono subito unite Valentina e Federica, loro facevano già parte del team. Noi abbiamo lavorato in rete, viviamo in città differenti. Ed è l’ennesima dimostrazione che viviamo in un mondo globalizzato, dove la volontà di riuscire se coniugata alla alfabetizzazione digitale apre nuovi mondi”.

Giorgio Napolitano e il Presidente della Camera ti hanno inviato una sentita lettera di Encomio, apprezzando il lavoro che state facendo “Il suo lavoro e quello delle sue amiche va nella direzione giusta per portare all’attenzione della pubblica opinione questi problemi”. Parliamo della giornata che si è tenuta il 22 settembre 2014 organizzata dall’Onu, stanno avvenendo dei cambiamenti?

Siamo onorate della Lettera di Encomio, arrivata dal Presidente della Repubblica; ne sono arrivate altre da Alte Cariche dello Stato. Queste lettere ci aiutano, rafforzano, più di quanto non lo sia già, la nostra azione e, la nostra voglia di contribuire ad una forma di consapevolezza volta ad un cambiamento. Le Istituzioni se staranno al nostro fianco ci aiuteranno notevolmente; ma l’azione pratica, la concretezza riamane nostra”.  

Giorgia tu sei una donna che si batte per i diritti delle altre donne, che immagine pensi che i media stiano trasmettendo, specialmente in questa epoca web?

Io mi batto fortemente per i diritti umani, per quelli negati pongo un accento superiore. Nei confronti delle donne, necessita un intervento maggiore; viviamo anche nel mondo occidentale una cultura patriarcale e, soprattutto l’evoluzione che vede la donna protagonista ha fatto sì che l’uomo si sia sentito derubato dal suo ruolo primario. Quello di essere a capo di tutto. Tornando alla tua domanda, non sono i media che trasmettono una pessima e quanto mai, triste immagine della donna. La donna, il sesso femminile fa di tutto per essere oggetto. Qui non si parla di alto moralismo od accecato pudore, ma di stati di dignità. Siamo nell’era della vetrinizzazione, dove l’eleganza e l’estetica sono venuti meno, tout court.

 Anche in Italia il numero delle donne che subiscono violenza cresce, purtroppo, giorno dopo giorno. Ci sono delle associazioni a cui le donne vittime di violenza si possono rivolgere e che ci vuoi segnalare?

La violenza è un fenomeno dilagante, i dati che caratterizzano la violenza domestica sono preoccupanti. In Italia, quasi ogni due giorni, secondo i dati dell’Ami e di Telefono Rosa, una donna viene uccisa nell’80% dei casi dal convivente, dall’ex partner o da una persona della famiglia. Altro dato allarmante: solo il 7% dei casi di violenza viene denunciato. Sono numerose le presenze di associazioni che intervengono nei vari territori, ci si può rivolgere anche nei vari consultori, ma importante è contattare le Forze dell’Ordine, all’interno esistono figure specifiche per ciò che concerne reati di violenza.

In questo momento il tuo progetto si sta propagando in tutto il mondo, pensi che in vista dell’Expo 2015 che si terrà a Milano, riuscirete a promuovere questo messaggio?   

Ce lo auguriamo fortemente. Stiamo lavorando perché questo avvenga.

Ho visto sul tuo sito che hai viaggiato molto ( come le tue colleghe che fanno parte del progetto) sopratutto nei paesi arabi dove la donna vive in una situazione di difficoltà e di inferiorità rispetto all’uomo. Puoi raccontarmi che cosa hai provato quando hai visto con i tuoi occhi quello che sta accadendo?

Dico sempre che bisogna avere la forza e l’amore per accogliere la loro paura.

Dove ti vedremo impegnata con questo progetto prossimamente?

Stiamo procedendo alla definizione del progetto, insieme ad un team di esperti che a noi si sono aggiunti. Cosa faremo? La campagna è conoscenza del fenomeno, sicchè la diffusione mediatica è sovrana. Intendiamo svolgere su due livelli il nostro operato, sul territorio italiano e quello estero. Sul territorio italiano, procederemo con incontri pubblici dedicati e non; il nostro obiettivo è organizzare, anche, incontri nelle scuole. Stiamo già procedendo al calendario degli incontri. Per ciò che concerne l’estero la campagna è stata inviata al Presidente Obama ed alla Qatar Foundation, stiamo intraprendo contatti con alcuni rappresentanti di Governo di vari Paesi, ma soprattutto associazioni che operano nei vari territori esteri per diffondere il tutto. Ed operare sinergicamente. Siamo certe, che far sapere: “Potete dire di No, possa essere l’inizio di un nuovo Mondo”.

Grazie mille di essere stata mia ospite, sicuramente avremo occasione di riparlare di questo argomento e di poter fare qualcosa di concreto anche qui a Milano.

Io ringrazio te per aver accolto la nostra campagna di sensibilizzazione “Sono bambina, non una Sposa”; ringrazio i tuoi/vostri lettori per aver condiviso la nostra iniziativa. La crescita globale umana è il primo atto di civiltà. E nessuno deve in alcun modo negare e i diritti altrui. Il mondo è pieno di conflitti, stiamo assistendo ad un imbarbarimento dell’individuo, iniziamo ad offrire contributi. Per ciò che possiamo ed anche di più”. Qui potete trovare tutte le informazioni inerenti alla campagna: 

http://www.giorgiabutera.itSono una bambina non sono una sposa