Segantini: Ritorno a Milano

 

Segantini: Ritorno a Milano

 

Nel mese di settembre Milano è il set per un triello alla Sergio Leone: Segantini, Van Gogh e Chagall.

Nomi di grande prestigio nella bella Milano, che per l’occasione sfoggia un look degno di una grande metropoli, con uno skyline in divenire, pronta per l’Expo 2015 .

Van Gogh sarà in mostra dal 18 ottobre all’8 marzo 2015 «L’uomo, la terra, il lavoro» una esposizione, curata da Kathleen Adler, dal taglio particolardedicata soprattutto ai primi passi di Van Gogh nella pittura, tanto che verranno esposti capolavori molto poco conosciuti come «Ritratto di Joseph Roulin» e «Natura morta con un piatto di cipolle», entrambi datati 1889, oltre naturalmente a un classico, folgorante «Autoritratto» composto due anni prima. Marc Chagall sarà a Palazzo Reale dal 17 settembre al 18 gennaio 2015, duecento dipinti, provenienti anche dalle collezioni private dei suoi eredi, in genere inediti ai più. Curata da Meret Meyer e Claudia Zevi, una maxi-retrospettiva che racconta l’artista di cui Picasso disse: «Quando morirà Matisse, Chagall sarà l’unico pittore rimasto a capire che cos’è il colore» Intitolata esplicitamente «Il ritorno a Milano», la retrospettiva, in cartellone dal 18 settembre al 18 gennaio 2015, costituirà, ancora a Palazzo Reale, una fantastica introduzione all’Expo: fu infatti a Milano che Segantini, all’esposizione nazionale di Brera, conobbe il suo primo immediato successo. Strana coppia, che ugualmente conobbe a Milano travolgenti momenti di gloria, Lucio Fontana e Yves Klein: insieme animeranno da ottobre a febbraio 2015 gli spazi del Museo del Novecento.I grandi artisti ci segnano inevitabilmente. Entrano nelle nostre vite con la loro visione del mondo e ci fanno vedere le cose da altri punti di vista.In questo momento storico l’arte ci tocca particolarmente. La precarietà e le difficoltà ci mettono alla prova e in Segantini la cosa che mi ha colpita particolarmente è stata la sua fragilità, il suo vagabondaggio e renderlo un uomo. Trovare la forza dentro se stessi andando controcorrente.

Trovare una centratura nella precarietà. Segantini l’aveva trovata nelle meravigliose Alpi che lasciano senza parole, luce pura per gli occhi.

Un alcova per il pittore e per noi che guardiamo con i suoi occhi per un momento ci possiamo lasciar trasportare indietro nel tempo dove nasce il Giuseppe Segantini e il tesoro che racchiudono i suoi splendidi paesaggi.

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La famiglia Segatini ( infatti il cognome del padre all’anagrafe era Segatini ma lo stesso pittore lo cambiò) viveva in condizioni precarie e alla morte della madre nel 1865 viene mandato a Milano dal padre presso la figlia di primo letto Irene. Vive la sua giovinezza solitario e chiuso in se stesso vagabondando da un posto all’altro, tanto che nel 1870 è rinchiuso nel riformatorio Marchiondi, dal quale tenta di fuggire nel 1871 e vi rimane poi fino al 1873.

In seguito viene affidato al fratellastro Napoleone, che ha bisogno di un garzone nel suo laboratorio di fotografia a Borgo Valsugana e vi rimane fino al 1874, sviluppando così una prima idea artistica propria, tanto che al ritorno a Milano si iscrive all’Accademia di Belle Arti Brera, che frequenta per quasi tre anni. A Milano inizia a lavorare per Luigi Tettamanzi, decoratore, e insegnando all’istituto Marchiondi. Segue le lezioni di Giuseppe Bertini e stringe amicizie importanti come Emilio Longoni. Dipinge inizialmente sotto l’influsso del verismo lombardo ma già nel 1878 viene notato dalla critica e ottiene riconoscimenti. Tra i suoi sostenitori Vittore Grubivy con il quale instaura un rapporto sia lavorativo che ti amicizia, che durerà per molto tempo. L’anno dopo conosce Luigia Bugatti, detta Bice, che ne diverrà compagna per tutta la vita. A quel punto decide di trasferirsi in Brianza, precisamente a Pusiano e lavora grazie al sotegno di Grubicy, collaborando strettamente con Emilio Longoni: in questi anni si distacca dall’accademia e dalle sue imposizioni  che crea una forma espressiva originale. Nel 1883 sottoscrive un contratto con Grubicy. Si trasferisce ancora una volta, nel cantone Grigioni a Savognin, dove il suo stile subisce un ulteriore evoluzione e avvicinandosi al divisionismo.. Grubicy promuove moltissimo Segantini all’estero tanto che nel 1888 viene presentato all’Italian Exhibition di Londra, diventando un apprezzato e riceracato collaboratore di riviste d’arte. A questo punto della sua carrirera utilizza allegorie basate sui modelli nordici.

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Nel 1894 si trasferisce in Engadina a Maloggia seguendo il desiderio di meditazione personale e riscoperta del proprio misticismo e il villaggio di Maloggia gli consente una vita solitaria e lo splendido paesaggio alpino intorno lo avvolgono e lo proteggono. Nel periodo invernale soggiorna in albergo a Soglio, in Val Bregaglia e ogni tanto si concede un viaggio a Milano.

Prepara un progetto per la realizzazione del padiglione dell’Engandina per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, un panorama engadinese lungo 220 metri. Nonostante il profondo impegno dedicato all’opera la stessa viene ridotta per i costi troppo elevati, mancando anche il cotributo promesso dagli albergatori engadinesi, tra i primi committenti dell’opera e viene trasformato nel Trittico della Natura o delle Alpi. Il Trittico viene rifiutato poiché l’immagine non era in sintonia con l’immagine turistica che i committenti intendevano trasmettere a Parigi, quindi l’opera finisce nel padiglione italiano.

A soli quarantuno anni sullo Schafberg il monte che domina Ponrtresina il 28 settembre del 1899, colto da un letale attacco di peritonite.

Lo splendido museo di St. Moritz centro piu importante dell’Egandina possiede la piu grande collezione di opere del pittore italiano. Il grandioso Trittico delle Alpi e i suoi schizzi preparatori fu inaugurato nel 1908. Per celebrare il centenario il museo è stato ampliato e tra le opere esposte sono presenti anche le tele precedenti al periodo divisionista com La vacca nella stalla del 1882 La benedizione delle pecore del 1884. L’adesione al divisionismo è documentata da Il capriolo more del 1892 e La raccolta del fieno del 1889-1898. Al centro del museo il Trittico delle Alpi, insieme all’intera sequenza dei bozzetti preparativi. Sullo Schafberg esiste anche un rifugio alpino, Chamanna Segantini.

 

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http://www.mostrasegantini.it