Desideriamo con Simonetta Lein

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Oggi è con me una ospite meravigliosa, una ragazza solare e dolcissima: Simonetta Lein. Abbiamo fatto una bella chiacchierata al telefono in diretta io da Melbourne e lei da New York, e finalmente pubblico qui l’intervista integrale. Nel frattempo cari amici, scopriamo insieme qualcosa in piu della simpaticissima Simonetta, in una breve bio e poi partiamo subito con le domande! La nostra Simo è autrice di un libro dal titolo ” Tutto ciò che si vuole” editor da Sperling & Kupfer, un libro sui desideri ed ha creato un sito che si chiama desideriamo ( www.desideriamo.it) in cui, proprio come una fatina, realizza i desideri di tutti i lettori ( a proposito se avete un desiderio non esitate ad andare sul sito!).

In teatro nello stesso periodo, in continuità con il memoriale della Shoah, è stata un’interprete  di SS, pièce ispirata alla Sindrome di Stoccolma e ambientata nei lager nazisti c/o il Teatro dell’Orologio a Roma. La spiritualità fa parte dell’animo poliedrico di Simonetta, tanto che  è fondatrice del “People Wish Tree”, movimento virtuale di raccolta dei desideri, un vero e proprio albero che dal suo blog, inizialmente solo Lovelightlein.com e poi Desideriamo in VanityFair.it, sta trovando dimora reale nelle principali città italiane. La ascoltiamo alla radio di Vanity Fair raccontare di desideri raccolti e la vediamo in una serie video in compagnia di moltissimi personaggi per Vanityfair (su desideriamo.vanityfair.it). Se poi la osservate meglio, noterete la straordinaria somiglianza con l’attrice Mariangela Melato, tanto che è stato il  nuovo volto di “Mari per sempre”, reading teatrale in tournée tratto dalla biografia “Io Mariangela Melato”. Partiamo con le domande!

Simonetta Lein

Ciao Simonetta, sono davvero felice di averti ospite. Ci siamo sentite su Facebook, tu in America e io qui in Australia. Davvero un’intervista internazionale oserei dire. Raccontami un po’ di questo tuo periodo in trasferta…

Questo periodo a New York ed in giro per l’America è stato principalmente per stare vicino alla famiglia del mio compagno, ma non ti nego che ci sono dei progetti anche per quanto riguarda Desideriamo.  

Ho scoperto il tuo libro “ Tutto ciò che si vuole – romanzo sul potere dei desideri” pubblicato da Sperling & Kupfer e devo ammettere che è un libro speciale, sensible e delicato.  Quanto il desiderare ha cambiato la tua vita e quanto c’è di te nella protagonista,Sofia?

Cinquanta per cento Simo e cinquanta per cento Sofia. Ho scoperto che Sofia aveva un coraggio che nemmeno io possedevo. Il desiderare e l’essere consapevoli questo è fondamentale. Spesso anche filosofie orientali si parla della consapevolezza proprio alla luce dei propri desideri. Siamo sulla terra per comprendere con cosapevolezza qual’è il cammino che vorremmo percorrere. L’altro giorno mi è capitato di leggere una bellissima frase che diceva piu o meno cosi ” Sorridere è una scelta”. Infatti sono dietro ai sorrisi si nascondono le difficoltà e le avversità che la vita ci mette di fronte. L’albero dei desideri, di cui parlo nel libro nasce proprio da un viaggio che compie Sofia. Il viaggio ti trasforma e sicuramente il desiderare e l’esserne consapevole mi ha reso una persona piu propositiva. Spesso quando si desidera per se stessi, non si compie un atto di egoismo, ma si muta a prospettiva che si ha della vita e si diventa piu aperti verso gli altri.

Simonetta Lein

 

Tu sei anche un po’ un fatina e con il progetto Desideriamo (www.desideriamo.it ), dai vita e voce ai sogni della gente. Come si fa a partecipare al blog?

Recentemente a Radio Kiss Kiss si diceva che la fatina si è trasformata in un Boss! Sicuramente per dare voce ai propri desideri ci vuole tanto coraggio, prendere le redini della propria vita. Ad ogni modo, partecipare al blog è semplicissimo: vi basta andare su www.desideriamo.it e scrivere un desiderio, possibilmente concreto. Troverete diverse categorie e potete scegliere quella che piu vi rappresenta. Vi consiglio comunque di essere attivi su desideriamo anche perchè i desideri meritevoli vengono guardati dalla redazione di Desideriamo. Quando scrivete i desideri non pensiate che sia stupido. Qualunque cosa che vi viene in mente va bene dai desideri piu grandi a quelli piu piccoli.

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La colonna sonora che meglio ti rappresenta e  che non deve mai mancare durante i tuoi viaggi

Mi piace molto ascoltare Cat Stevens, i Rolling Stones ( specialmente le canzoni piu rare) poi un gruppo che mi viene in mente americano che fa folk si chiamano Iron and Wine, ve li consiglio. Qui in America ascolto molitissimo le radio che passano dalla musica ispanica a quella hip hop. Quando poi voglio staccare da tutto ascolto anche la musica classica, per calmare lo spirito. Il mio fidanzato ha un giradischi e ascolto spesso i vinili dei Beatles. Delle canzoni amo sopratutto i testi, cerco sempre delle ispirazioni. A volte mi capita di sentire delle frasi in particolare che mi colpiscono e che poi faccio mie.

Un posto a cui sei particolarmente legata e che ti fa stare bene, per staccare un po’ dalla vita frenetica di tutti i giorni.

La casa della mia mamma in Friuli, che si trova a San Lorenzo ( il paese di Pasolini n.d.a). Li si respira un’atmosfera di natura e proprio gli elementi come il legno, la terra, il vento e gli alberi mi danno molta energia, mi “ripulisco”.

Un altro tema da te sentito è quello della crisi. Hai posato come modella per il grande fotografo Bruno Olivieri per la mostra al Teatro dal Verme “Oltre la Crisi”. Com’è stato lavorare con il  Maestro?

Sicuramente è stato interessante, ma anche molto paritario. Certo lui “dirige” e io mi sono fatta guidare. Professionalmente parlando lui è incredibile e come tutti i grandi artisti ha voglia di comunicare. La serata dell’inaugurazione è stata meravigliosa. Le persone vedevano e chiedevano incuiriosite. Sicuramente è stata una mostra che faceva riflettere e pensare. Pensa che per uno scatto ci siamo messi davanti ad Equitalia infatti c’è una frase che recita ” Non voglio morire per l’Euro”. Comunque Bruno Olivieri ha anche lui un bel caratterino, ma se nella vita una persona è determinata deve essere cosi, “tosta”.

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Recentemente a Palazzo Spinola a Genova, nell’ambito del Festival per l’eccellenza femminile, hai portato in scena la piece teatrale “ Io, Mariangela Melato”, tratta dall’omonimo libro di Silvana Zanovello. Tutto ebbe inizio con una lettera che tu inviasti a Mariangela…

Le ho scritto sei anni fa, tutti mi dicevano che le assomiglio ( in effetti vi basta dare un occhiata alle sue foto!) ed un regista si era appassionato al progetto che avevo in mente. Pensa che lei dopo poco mi rispose e mi disse che al momento l’idea le piaceva, ma che trattandosi solo di un soggetto aveva bisogno di leggere la sceneggiatura completa. Lei avrebbe dovuto interpretare la parte di mia madre. Il mio libro ” Tutto ciò che si vuole ” è uscito dopo che lei ci lasciasse e nel frattempo una giornalista bravissima ha scritto la biografia di Mariangela, cosi è nato il progetto teatrale ” Io Mariangela Melato” dove ho letto alcuni pezzi. Pensa che la gente alla fine si è complimentata dicendomi ” Ma lei è benedetta è uguale a Mariangela!” è stata un’emozione incredibile!

 Hai molto successo  sui Social Network  e trascorri molto tempo al computer: addirituttura per rispondere a tutti i tuoi followers, spesso e volentieri fai le ore piccole. Che cosa pensi della svolta tecnologica a cui stiamo assistendo in questi ultimi dieci anni?

Molto utile, ma spesso bisogna dire di no. Mi sono data un limite ( anche perchè il mio fidanzato cominciava a lamentare l’assenza di attenzioni costanti!). Penso che questa tecnologia sia utilissima e che sia il mezzo del momento, ma dall’altro alto bisogna sempre ricordarsi che c’è una vita reale e che il Social sono parte del nostro lavoro quotidiano.

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Un causa che ti sta molto a cuore è quella di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, attraverso l’associazione Pangea fondata dai Luca Lo Presti. Pangea è un aiuto concreto per le donne, per non sentirsi sole e perse (www.pangeaonlus.it) . Come possiamo contribuire e fare qualcosa per aiutare Pangea?

Pangea offre un aiuto concreto alle donne in difficoltà offrendo non solo assistenza ma un vero e proprio “rifugio”. Ricordo a tutti coloro che volessero fare qualcosa per l’associazione possono visitare il sito www.pangeaonlus.it . Sappiamo quanto sia difficile rompere il silenzio, ma chiunque fosse in difficoltà può contattare Pangea.

Cosa bolle nella pentola di Simonetta e dove ti vedremo prossimamente?

 

  Al momento mi troverete su www.desideriamo.it e su Radio Kiss Kiss insieme a Francesco Facchinetti dalle sei alle sette di sera. Tra le altre cose ho un progetto, di cui non vorrei anticipare troppo, per la televisione. Grazie a te Alida, ti lascio questa frase ” Non esiste un cuore puro a cui i desideri non saranno esauditi”.

Grazie alla splendida Simonetta di aver condiviso con noi questo momento. Evviva i desideri!

Potete seguire le attività della nostra, sul suo sito ufficiale http://www.simonettalein.com

Facebook: https://www.facebook.com/SimonettaLeinOfficial

Desideriamo : http://desideriamo.vanityfair.it

” Tutto ciò che si vuole” è acquistabile su Amazon: http://www.amazon.com/dp/B00FP45PEM

E non predate l’appuntamento su Radio Kiss Kiss con Francesco Facchinetti su “I corrieri della sera”

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Alida Altemburg

Photo credits: Bruno Olivieri and all the material is from www.simonettalein.it and Google

“Sono una bambina non una sposa”

Sono una bambina non una sposa

Già l’anno scorso con il Concorso d’Arte Emozioni Sonore, qui sul blog, avevo parlato di un argomento difficile, come quello della violenza sulla donna. Oggi vorrei riprendere con tutti voi lettori, a parlare di questo argomento e vorrei farlo con un’ospite d’eccezione, Giorgia Butera,sociologa e autrice che insieme ad Alessandra Lucca, Valentina Polini e Federica Simeoli hanno creato la campagna a sostegno dei Diritti Umani Negati “Sono una bambina, non una sposa”,in occasione della giornata dedicata al tema delle spose bambine organizzata da Onu Italia.Le spose bambine sono una priorità dell’agenda italiana all’Onu, che lunedì 22 settembre ha organizzato un incontro ad alto livello. I matrimoni precoci e spesso forzati sono diffusi nei paesi in via di sviluppo, dove una bambina ogni tre si sposa prima dei 18 anni ed una su nove è costretta a sposarsi addirittura prima dei 15. Se la tendenza attuale proseguirà, entro il 2020, 142 milioni di bambine si sposeranno prima di aver compiuto 18 anni.

Lascio a Giorgia la parola.

 Un team tutto al femminile, porta avanti questo importante progetto a tutela delle spose bambine: tu, Alessandra Lucca, Valentina Polini e Federica Simeoli. Vuoi raccontare ai nostri lettori come nasce questa campagna di sensibilizzazione, che è diventata globale “Sono una bambina, non sono una sposa”

Un team tutto al femminile con percorsi umani e professionali differenti, ma con l’obiettivo comune dei diritti umani e della dignità della persona. Tutte noi abbiamo una visione di insieme dell’umanità, senza distinzione alcuna, che possa essere di genere, etnia, religione, o altro. La campagna nasce in seguito al mio ultimo testo pubblicato, – sono una scrittrice prolifica -, sono una sociologa ed attivista sociale. Il testo, dal titolo:”Per quanto riguarda, ho fatto la mia scelta” fotografa, in ogni contesto, la condizione della donna in ambito internazionale; in occasione delle varie presentazioni mi sono resa conto che ponevo l’accento sempre più nei confronti delle spose bambine, dei matrimoni precoci e forzati e degli aborti selettivi. Nel mio testo racconto anche di donne bambine morte ad 8 anni in seguito a rapporti sessuali avvenuti dopo la prima notte di nozze. Il testo è uscito nel mese di giugno. E ne facevano parte Valentina Polini e Federica Simeoli; Valentina ha curato la prefazione del testo e Federica, la copertina. Con Alessandra, autrice dello scatto del poster, ci siamo incontrate proprio in occasione della mia presentazione ad Augusta, con la promessa che a Settembre avremmo iniziato un cammino insieme. Le donne non sempre riescono ad allearsi lealmente, ma quando accade, la storia conduce alla vittoria. Arriviamo alla campagna. Intorno il 15 Settembre realizziamo il manifesto ed, invio un solo comunicato all’Onu. Decidiamo che la campagna sarebbe dovuta uscire il 22 Settembre in occasione della giornata di alto livello sul tema di nostro interesse che si sarebbe tenuta a New York, ma l’Onu ne anticipa l’uscita, il 21 Settembre.Infatti, presentando la giornata alla presenza della Mogherini, viene pubblicato nel loro sito il nostro poster della campagna con i credits.Da lì, l’esplosione mediatica, il manifesto è diventato virale in rete. Le più altre Cariche dello Stato, hanno inviato Lettere di Encomio”.

 Il concetto è stato ribadito in sede Onu anche dalla Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) e dalla Convenzione sul consenso al matrimonio, l’età minima per il matrimonio e la registrazione dei matrimoni (CCM) adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 7 novembre 1962. Quest’ultima al punto 1 stabilisce: “Non verrà contratto legalmente alcun matrimonio senza il pieno e libero consenso dei partners”. Cosa si può fare, nel concreto, per aiutare queste donne a uscire dal silenzio?

L’enunciazione di principi ad altissimo è un fatto importantissimo, ma è innegabile che a questo debbano seguire una azione imponente di sensibilizzazione e di conoscenza. Esistono zone del mondo dove il fenomeno è maggiormente diffuso, sono comunità-società vittime di un fortissimo retaggio culturale, dove la donna è considerata inferiore ed è costretta a subire il dominio imperante dell’uomo. Ed è ritenuta incapace di provvedere al suo futuro. A queste donne deve essere fatto sapere che possono dire di no. Alle nonne, alle mamme, alle zie, alle bambine. Nessun matrimonio costretto e forzato deve avverarsi. Ed è un dovere morale delle società più evolute mettere in atto azioni non soltanto filo-ideologiche, ma concrete. Il primo cambiamento parte dalla conoscenza diffusa.

 La foto che sta facendo il giro del web è scioccante: una bimba con un velo da sposa abbraccia una bambola e ci guarda, dentro l’anima, costringendoci a riflettere e vedere la realtà che lei sta vivendo. Com’è stato creato questo scatto dall’impatto emotivo oserei dire lacerante, come un urlo disperato?

L’autrice dello scatto è Alessandra Lucca, (Augusta, SR), fotografa, Grafic Designer, Web Designer. Arriva alla fotografia da autodidatta con curiosità e passione, iniziando a guardare il mondo attraverso la yashica a pozzetto del suo papà. Durante il periodo universitario, viaggia con la sua macchina fotografica per catturare l’anima nel volto della gente. Si ispira a Diane Arbus, Eve Arnold ed Edouard Boubat. Mostra una spiccata predilezione per la ritrattistica e lavora soprattutto con i bambini, con i loro occhi. Alessandra è stata bravissima nell’interpretare magistralmente ciò che si voleva far venire fuori. Io ho consegnato ad Ale, il titolo della campagna e la relazione che presentava il tutto; dopo due giorni ha inviato il poster. Si sono subito unite Valentina e Federica, loro facevano già parte del team. Noi abbiamo lavorato in rete, viviamo in città differenti. Ed è l’ennesima dimostrazione che viviamo in un mondo globalizzato, dove la volontà di riuscire se coniugata alla alfabetizzazione digitale apre nuovi mondi”.

Giorgio Napolitano e il Presidente della Camera ti hanno inviato una sentita lettera di Encomio, apprezzando il lavoro che state facendo “Il suo lavoro e quello delle sue amiche va nella direzione giusta per portare all’attenzione della pubblica opinione questi problemi”. Parliamo della giornata che si è tenuta il 22 settembre 2014 organizzata dall’Onu, stanno avvenendo dei cambiamenti?

Siamo onorate della Lettera di Encomio, arrivata dal Presidente della Repubblica; ne sono arrivate altre da Alte Cariche dello Stato. Queste lettere ci aiutano, rafforzano, più di quanto non lo sia già, la nostra azione e, la nostra voglia di contribuire ad una forma di consapevolezza volta ad un cambiamento. Le Istituzioni se staranno al nostro fianco ci aiuteranno notevolmente; ma l’azione pratica, la concretezza riamane nostra”.  

Giorgia tu sei una donna che si batte per i diritti delle altre donne, che immagine pensi che i media stiano trasmettendo, specialmente in questa epoca web?

Io mi batto fortemente per i diritti umani, per quelli negati pongo un accento superiore. Nei confronti delle donne, necessita un intervento maggiore; viviamo anche nel mondo occidentale una cultura patriarcale e, soprattutto l’evoluzione che vede la donna protagonista ha fatto sì che l’uomo si sia sentito derubato dal suo ruolo primario. Quello di essere a capo di tutto. Tornando alla tua domanda, non sono i media che trasmettono una pessima e quanto mai, triste immagine della donna. La donna, il sesso femminile fa di tutto per essere oggetto. Qui non si parla di alto moralismo od accecato pudore, ma di stati di dignità. Siamo nell’era della vetrinizzazione, dove l’eleganza e l’estetica sono venuti meno, tout court.

 Anche in Italia il numero delle donne che subiscono violenza cresce, purtroppo, giorno dopo giorno. Ci sono delle associazioni a cui le donne vittime di violenza si possono rivolgere e che ci vuoi segnalare?

La violenza è un fenomeno dilagante, i dati che caratterizzano la violenza domestica sono preoccupanti. In Italia, quasi ogni due giorni, secondo i dati dell’Ami e di Telefono Rosa, una donna viene uccisa nell’80% dei casi dal convivente, dall’ex partner o da una persona della famiglia. Altro dato allarmante: solo il 7% dei casi di violenza viene denunciato. Sono numerose le presenze di associazioni che intervengono nei vari territori, ci si può rivolgere anche nei vari consultori, ma importante è contattare le Forze dell’Ordine, all’interno esistono figure specifiche per ciò che concerne reati di violenza.

In questo momento il tuo progetto si sta propagando in tutto il mondo, pensi che in vista dell’Expo 2015 che si terrà a Milano, riuscirete a promuovere questo messaggio?   

Ce lo auguriamo fortemente. Stiamo lavorando perché questo avvenga.

Ho visto sul tuo sito che hai viaggiato molto ( come le tue colleghe che fanno parte del progetto) sopratutto nei paesi arabi dove la donna vive in una situazione di difficoltà e di inferiorità rispetto all’uomo. Puoi raccontarmi che cosa hai provato quando hai visto con i tuoi occhi quello che sta accadendo?

Dico sempre che bisogna avere la forza e l’amore per accogliere la loro paura.

Dove ti vedremo impegnata con questo progetto prossimamente?

Stiamo procedendo alla definizione del progetto, insieme ad un team di esperti che a noi si sono aggiunti. Cosa faremo? La campagna è conoscenza del fenomeno, sicchè la diffusione mediatica è sovrana. Intendiamo svolgere su due livelli il nostro operato, sul territorio italiano e quello estero. Sul territorio italiano, procederemo con incontri pubblici dedicati e non; il nostro obiettivo è organizzare, anche, incontri nelle scuole. Stiamo già procedendo al calendario degli incontri. Per ciò che concerne l’estero la campagna è stata inviata al Presidente Obama ed alla Qatar Foundation, stiamo intraprendo contatti con alcuni rappresentanti di Governo di vari Paesi, ma soprattutto associazioni che operano nei vari territori esteri per diffondere il tutto. Ed operare sinergicamente. Siamo certe, che far sapere: “Potete dire di No, possa essere l’inizio di un nuovo Mondo”.

Grazie mille di essere stata mia ospite, sicuramente avremo occasione di riparlare di questo argomento e di poter fare qualcosa di concreto anche qui a Milano.

Io ringrazio te per aver accolto la nostra campagna di sensibilizzazione “Sono bambina, non una Sposa”; ringrazio i tuoi/vostri lettori per aver condiviso la nostra iniziativa. La crescita globale umana è il primo atto di civiltà. E nessuno deve in alcun modo negare e i diritti altrui. Il mondo è pieno di conflitti, stiamo assistendo ad un imbarbarimento dell’individuo, iniziamo ad offrire contributi. Per ciò che possiamo ed anche di più”. Qui potete trovare tutte le informazioni inerenti alla campagna: 

http://www.giorgiabutera.itSono una bambina non sono una sposa

Segantini: Ritorno a Milano

 

Segantini: Ritorno a Milano

 

Nel mese di settembre Milano è il set per un triello alla Sergio Leone: Segantini, Van Gogh e Chagall.

Nomi di grande prestigio nella bella Milano, che per l’occasione sfoggia un look degno di una grande metropoli, con uno skyline in divenire, pronta per l’Expo 2015 .

Van Gogh sarà in mostra dal 18 ottobre all’8 marzo 2015 «L’uomo, la terra, il lavoro» una esposizione, curata da Kathleen Adler, dal taglio particolardedicata soprattutto ai primi passi di Van Gogh nella pittura, tanto che verranno esposti capolavori molto poco conosciuti come «Ritratto di Joseph Roulin» e «Natura morta con un piatto di cipolle», entrambi datati 1889, oltre naturalmente a un classico, folgorante «Autoritratto» composto due anni prima. Marc Chagall sarà a Palazzo Reale dal 17 settembre al 18 gennaio 2015, duecento dipinti, provenienti anche dalle collezioni private dei suoi eredi, in genere inediti ai più. Curata da Meret Meyer e Claudia Zevi, una maxi-retrospettiva che racconta l’artista di cui Picasso disse: «Quando morirà Matisse, Chagall sarà l’unico pittore rimasto a capire che cos’è il colore» Intitolata esplicitamente «Il ritorno a Milano», la retrospettiva, in cartellone dal 18 settembre al 18 gennaio 2015, costituirà, ancora a Palazzo Reale, una fantastica introduzione all’Expo: fu infatti a Milano che Segantini, all’esposizione nazionale di Brera, conobbe il suo primo immediato successo. Strana coppia, che ugualmente conobbe a Milano travolgenti momenti di gloria, Lucio Fontana e Yves Klein: insieme animeranno da ottobre a febbraio 2015 gli spazi del Museo del Novecento.I grandi artisti ci segnano inevitabilmente. Entrano nelle nostre vite con la loro visione del mondo e ci fanno vedere le cose da altri punti di vista.In questo momento storico l’arte ci tocca particolarmente. La precarietà e le difficoltà ci mettono alla prova e in Segantini la cosa che mi ha colpita particolarmente è stata la sua fragilità, il suo vagabondaggio e renderlo un uomo. Trovare la forza dentro se stessi andando controcorrente.

Trovare una centratura nella precarietà. Segantini l’aveva trovata nelle meravigliose Alpi che lasciano senza parole, luce pura per gli occhi.

Un alcova per il pittore e per noi che guardiamo con i suoi occhi per un momento ci possiamo lasciar trasportare indietro nel tempo dove nasce il Giuseppe Segantini e il tesoro che racchiudono i suoi splendidi paesaggi.

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La famiglia Segatini ( infatti il cognome del padre all’anagrafe era Segatini ma lo stesso pittore lo cambiò) viveva in condizioni precarie e alla morte della madre nel 1865 viene mandato a Milano dal padre presso la figlia di primo letto Irene. Vive la sua giovinezza solitario e chiuso in se stesso vagabondando da un posto all’altro, tanto che nel 1870 è rinchiuso nel riformatorio Marchiondi, dal quale tenta di fuggire nel 1871 e vi rimane poi fino al 1873.

In seguito viene affidato al fratellastro Napoleone, che ha bisogno di un garzone nel suo laboratorio di fotografia a Borgo Valsugana e vi rimane fino al 1874, sviluppando così una prima idea artistica propria, tanto che al ritorno a Milano si iscrive all’Accademia di Belle Arti Brera, che frequenta per quasi tre anni. A Milano inizia a lavorare per Luigi Tettamanzi, decoratore, e insegnando all’istituto Marchiondi. Segue le lezioni di Giuseppe Bertini e stringe amicizie importanti come Emilio Longoni. Dipinge inizialmente sotto l’influsso del verismo lombardo ma già nel 1878 viene notato dalla critica e ottiene riconoscimenti. Tra i suoi sostenitori Vittore Grubivy con il quale instaura un rapporto sia lavorativo che ti amicizia, che durerà per molto tempo. L’anno dopo conosce Luigia Bugatti, detta Bice, che ne diverrà compagna per tutta la vita. A quel punto decide di trasferirsi in Brianza, precisamente a Pusiano e lavora grazie al sotegno di Grubicy, collaborando strettamente con Emilio Longoni: in questi anni si distacca dall’accademia e dalle sue imposizioni  che crea una forma espressiva originale. Nel 1883 sottoscrive un contratto con Grubicy. Si trasferisce ancora una volta, nel cantone Grigioni a Savognin, dove il suo stile subisce un ulteriore evoluzione e avvicinandosi al divisionismo.. Grubicy promuove moltissimo Segantini all’estero tanto che nel 1888 viene presentato all’Italian Exhibition di Londra, diventando un apprezzato e riceracato collaboratore di riviste d’arte. A questo punto della sua carrirera utilizza allegorie basate sui modelli nordici.

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Nel 1894 si trasferisce in Engadina a Maloggia seguendo il desiderio di meditazione personale e riscoperta del proprio misticismo e il villaggio di Maloggia gli consente una vita solitaria e lo splendido paesaggio alpino intorno lo avvolgono e lo proteggono. Nel periodo invernale soggiorna in albergo a Soglio, in Val Bregaglia e ogni tanto si concede un viaggio a Milano.

Prepara un progetto per la realizzazione del padiglione dell’Engandina per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900, un panorama engadinese lungo 220 metri. Nonostante il profondo impegno dedicato all’opera la stessa viene ridotta per i costi troppo elevati, mancando anche il cotributo promesso dagli albergatori engadinesi, tra i primi committenti dell’opera e viene trasformato nel Trittico della Natura o delle Alpi. Il Trittico viene rifiutato poiché l’immagine non era in sintonia con l’immagine turistica che i committenti intendevano trasmettere a Parigi, quindi l’opera finisce nel padiglione italiano.

A soli quarantuno anni sullo Schafberg il monte che domina Ponrtresina il 28 settembre del 1899, colto da un letale attacco di peritonite.

Lo splendido museo di St. Moritz centro piu importante dell’Egandina possiede la piu grande collezione di opere del pittore italiano. Il grandioso Trittico delle Alpi e i suoi schizzi preparatori fu inaugurato nel 1908. Per celebrare il centenario il museo è stato ampliato e tra le opere esposte sono presenti anche le tele precedenti al periodo divisionista com La vacca nella stalla del 1882 La benedizione delle pecore del 1884. L’adesione al divisionismo è documentata da Il capriolo more del 1892 e La raccolta del fieno del 1889-1898. Al centro del museo il Trittico delle Alpi, insieme all’intera sequenza dei bozzetti preparativi. Sullo Schafberg esiste anche un rifugio alpino, Chamanna Segantini.

 

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http://www.mostrasegantini.it