Alain Mességué: the secret power of plants

Alain Messegue
Oggi parliamo di benessere e di Expo 2015 con un ospite internazionale

 Alain Mességué

 

Nato in una caldissima sera d’estate, il 2 luglio di 67 anni fa, a Bergerac, il paese del Cyrano di Edmondo Rostand, Alain Camille è il primogenito di Maurice Mességué, il “rinnovatore” della fitoterapia moderna e di Elena, insegnante, di origine italiana.

Nella famiglia Mességué, la tradizione delle erbe non è occasionale, né un fatto di moda passeggera, ma una tradizione addirittura secolare: documenti ufficiali del XVII e del XVIII secolo dimostrano infatti che, già gli antenati utilizzavano le proprietà curative delle erbe. Molto tempo prima, nel Medioevo, nella regione delle “Langue d’Oc”, un “Mességuié” compariva come ufficiale incaricato dal Signore del luogo, del controllo delle mietiture, delle piante e delle foreste.

Alain Mességué, seguendo una tradizione cara ai veri Guasconi, ha intrapreso, in quanto primogenito, la via tracciata da suo padre Maurice. Nel 1970, termina gli studi di Terapia Fisiche, presso il Centro ospedaliero universitario di Tolosa e, da allora ha coniugato alla conoscenza delle virtù curative delle piante e delle erbe medicinali specialità complementari come la dietetica e le tecniche di fisioterapia e di naturopatia.

Dalla fine degli anni 70, Alain Mességué ha acquisito una notorietà internazionale, attirando clienti provenienti da varie parti del mondo e pubblicando libri tradotti poi in diverse lingue.

Nel 1982, in seguito ad “un’allergia politica” (presidenza di François Mitterrand) ha deciso di lasciare la Francia per trasferirsi in Italia, sua seconda patria. Non è forse un caso che, inizialmente, si sia fermato sul Piave, a Soligo, luogo di cui aveva sentito parlare dal nonno materno, Vincenzo, che gli raccontava alcuni fatti avvenuti durante la guerra del ’15-‘18. Una fotografia del 1918 mostra infatti suo nonno (che fino alla morte portò fieramente la medaglia di Cavaliere di Vittorio Veneto) insieme ad altri Alpini, all’Abbazia di Follina, situata a meno di 5 chilometri da Villa Soligo.

Nel 1994 Alain Mességué si allontana da Soligo ed apre un nuovo Centro sulla sponda italiana del lago di Lugano, dove ora tornerà (dopo una breve parentesi ancora in Veneto) da gennaio 2014, questa volta sulla sponda svizzera.

Al Resort Collina d’Oro di Agra il ricercatore francese lavorerà in forma esclusiva, non avendo nessun altra filiale nel mondo.

Dagli inizi della sua carriera, più di 40 anni fa, Alain Mességué ha sempre cercato di perfezionare ed accrescere le conoscenze e le tecniche impiegate: oggi, al Resort Collina d’Oro, stabilisce il punto d’arrivo di un lungo percorso, in cui, le medicine alternative vengono applicate con grande equilibrio ed esperienza da uno staff altamente specializzato e sotto il suo personale e costante controllo quotidiano.

Da questi pilastri traggono origine i percorsi da 5, 8 , 11 e 16 giorni studiati da Alain Mességué: Soggiorno “Alla Scoperta” (5 giorni e 4 notti), Soggiorno “Manager” (8 giorni e 7 notti), Soggiorno “Esclusivo” (11 giorni e 10 notti) e Soggiorno “Gold” (16 giorni e 15 notti).

Tutti i programmi iniziano con un’accurata visita medica al momento dell’arrivo e comprendono elettrocardiogramma, misurazione impedenziometrica per la determinazione della composizione corporea e percentualizzazione di massa magra e massa grassa, infusi e docotto di erbe, estratti fitoterapici per maniluvi e pediluvi e per cataplasmi depurativi per il fegato con qualità e dosi personalizzate e preparate da Alain Mességué.

Inoltre, in tutti i percorsi gli ospiti beneficiano di massaggi rilassanti o terapeutici, idromassaggi con erbe medicinali, alghe e oli essenziali, ginnastica passiva e pressoterapia, aerosol terapia ed inalazioni con preparati fitoterapici per le vie respiratorie, bio-peeling naturale del corpo, pulizia del cuoio cappelluto e diversi trattamenti estetici.

Alain Messegue

Cara Alida, rispondo alla tua intervista. Scusa le errori di italiano, ma…..
 Come nasce la passione che diventa poi il lavoro della vita?

La mia passione è nata da piccolo, quando potevo accompagnare il mio padre Maurice, nella raccolta delle sue erbe, mi raccontava una moltitudine di storia per ogni piante raccolte e per me le chiamava ” erbe del cuore”, ” erbe del sonno “, “erbe del fegato” o ” erbe della felicità “…..

Più tarde, durante le mie studi all’università di Toulouse, non volevo fare come il mio padre, ma, una volte aperto il mio ambulatorio, mi sono accorto che mancava “qualcosa” , questo qualcosa che circa 45 anni dopo continuo di praticare con amore e passione.
Dicono che il calzolaio ha le scarpe rotte, ma nel tuo caso, sei in splendida forma e raggiante! Cosa fai per prenderti cura di te stesso? 

Anche se per un anno mi sono un po’ lasciato andare, ho subito ripreso la mia filosofia, sia con le mie erbe, sia al livello alimentare, sia con il mio ritmo di lavoro. Così ho perso i chili e sono di nuovo in forma, ma ogni tanto sono preoccupato: fa circa 40 anni che non mi ricordo aver mancato un solo giorno di lavoro, nessun disturbi, e alla mia età ( tra poco 69) pressione e analisi perfette , mai nessuno medicinale ,esclusa qualche aspirine a titolo preventivo. Ma la cosa più importante è che, generalmente, seguo i miei principi alimentari , ma questo mi viene facile, perché per controllare la qualità di quello che mangiano i miei ospiti, anche io faccio la mia dieta del sorriso .

 Da esperto quale sei di nutrizione, cosa pensi della grande esposizione universale di Milano e del grande tema “ Feed the Planet. Energy for life”? 

Sono favorevole ogni volte che si cerca di migliorare la nostra alimentazione, visto che 70% delle nostre patologie , come dicono i VERI SPECIALISTI , sono dovuto a quello che mangiamo ( vede il mio libro ” Mangiare meglio per vivere meglio”) ma sono un po’ più riservato sulle grande esposizione universale, dove molti approfittano per dire delle bugie visto chi sono gli sponsor di tale manifestazione .

Si è parlato anche di lotta all’obesità e del chilometro zero e della qualità italiana. Come immagini un menu completo per una persona mediamente attiva?
Si parla di lotta all’ obesità e del chilometro zero, ma sono 2 cose diverse. Nel nostro mondo industriale la tendenza a l’obesità, sopra tutto dei giovani, aumenta, e dunque per la salute di tutti è necessario pensare di evitare il sovrappeso importante: questo si ottiene con attività fisica regolare, ma non traumatica, e sopratutto imparando a mangiare e con buone abitudine di vita.
Una delle regole di buona salute, più che mangiare a chilometro zero – se tutti facevano questa, l’Italia che esporta molto prodotti alimentari sarebbe un po’ di più nella m…..- è di mangiare alla stagione prodotti di stagione.
I nostri vecchi dicevano: ” si deve mangiare solo quello che l’uomo trova a meno di 24 ore di camminata”, questo era nel senso alla primavera mangiate prodotti di primavera, all’autunno quelle dall’autunno … e non cercare di mangiare fragole e ciliegie a Natale o in gennaio.
un tipo di menu:
Una persona mediamente attiva, ma queste regole sono validi per tutti e a tutte gli età, dovrebbe mangiare:
La mattina, molto importante, oltre a una bevande calda ( caffè espresso ristretto, tè, latte magro, infusi,…), mangiare pane integrale vero, con un po’ di burro fresco per la vitamina A, ed eventualmente, si uno non ha problemi di sovrappeso con marmellata alla frutta di qualità e/o miele, con spremuta fatte al momento di frutta di stagione o con insalata di frutta Bio , tagliato al minuto.
Verso meta mattina, e anche meta pomeriggio, mangiare 1 o 2 frutta, se possibile lo stesso ogni volte.
A pranzo un piatto di pasta integrale, riso integrale, con salsa senza proteina animale o formaggio ( tipo bolognese o con parmigiano) , con un po’ di olio di oliva prima spremitura a freddo, o un minestrone fresco o dei legumi misti. Si può aggiungere verdura cotta, e finire con frutta cotta. Durante questo pasto un po’ di pane integrale è permesso, ma NESSUNA PROTEINE ANIMALE.
A cena, un antipasto di proteine animale tipo mare, uova e verdura cruda, una carne o pesce con contorno di verdura cotta, un dolce fresco tipo crema alla vaniglia o formaggio, ma SENZA PANE. Durante questa cena nessun amido ( riso, pasta, patate, legumi, pane, biscotti….).
Italia e Francia sono i 2 paesi al mondo dove si mangia meglio, dove si trova di tutto, ma impariamo a mangiare.
Como Parolario 2014 Villa Gallia Evento Satisfiction nella foto Gian Paolo Serino, Alain Mességue e Serena Brivio presentano il libro "Anch'io so sorridere"
 Un aneddoto della tua carriera…
A fine aprile-inizio maggio 2015, uscirà da CAIRO Editore, con tanti aneddoti da più di 30 anni che sono in Italia, e adesso in Ticino, dove ho ripreso in proprio la Spa all’interno del Resort Delta ad Ascona, da metà aprile.
Una aneddoti, che recentemente mi ha ricordato il mio amico fraterno Lino Banfi: un giorno ho dovuto mandare via un grande attore, volevo dire un grande “goloso” Aldo Fabrizi, che si faceva mettere delle fette di lardo tra un foglio e l’altro delle sceneggiature che li mandavano in camera.
Nel mio libro “La dieta del Sorriso” ci sarà aneddoti con Ugo Tognazzi , Marcello Mastroianni, Federico Fellini, Alberto Sordi, Lino Banfi, Silvio Berlusconi e tanti, tanti altri….
 Cosa penso del periodo storico che stiamo attraversando?
Ho una certa età e non capisco tante cose, come si allevano i figli, come si comportiamo con gli altri, come spiegare tutte le stupidaggine che troviamo in TV o nella stampa…
Cosa pensi del periodo storico che attraversiamo. Ti trovi a tuo agio con le nuove tecnologie? 
Per quello che riguarda le nuove tecnologie , lo riconosco non sono tanto al mio aggio, escluso telefonino e Ipad, e non sono molto bravo con computer e… Ma riconosco che spesso il progresso e le nuove tecnologie hanno permessi dei cambiamenti molto positivi.
Dove ti vedremo prossimamente?
Prossimamente , da maggio in poi, avrò il piacere di presentare il mio nuovo libro che volevo chiamare: “Ed anche io so sor(ri)dere “, ma che finalmente si chiamerà “La dieta del Sorriso” , che ho scritto con l’aiuto del mio amico Gian Paolo Serino e Cairo Editore mi ha già programmato tv, giornali e presentazione del libro in diverse città, in funzione del mio poco tempo libero,me sarò anche a L’Expo a Milano.
Se non da metà aprile vi invito nella mia Spa unica ed esclusiva ad Ascona , dove sono totalmente presente durante tutti i soggiorni programmati .

Grazie mille ad Alain per questa bella intervista e anche per la dedica!

 

 

 

Official Website: www.alainmesseguespa.com

 

A chat with Arthur Elgort/ Exhibition @Galleria Sozzani 2015

Arthur Elgort Alida Altemburg

 

While his sons Ansel and Warren Elgort are making names for themselves in the world of film, Arthur Elgort is famed for his fashion photography and his work with Vogue. Milan’s Galleria Carla Sozzani celebrates 50 years of his iconic work, with the exhibition The Big Picture.

Entitled ‘Arthur Elgort: The Big Picture’, the Galleria Carla Sozzani in Milan showcases five decades worth of the renowned fashion photographer’s iconic work, featuring the likes of Kate Moss and Naomi Campbell. If you’re unfamiliar with his name, Arthur Elgort is the man who introduced the ‘snapshot’ style of fashion photography to the world, encouraging free movement from his models. In fact, you could him the father of the style, breathing new life into a medium that had become far too conventional and stiff in its presentation. He was inspired by reportage photography and photojournalism, and strived to recreate that feeling through his own work.

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Arthur hello how are you? How to be here in Milan?
It’s cold outside, snowing, but the welcome is warm!
I’m admiring your wonderful images. Communicating pure soul. There are attractive locations, from China to Africa and major European cities: Paris, London. The place where you took and that you carry in your heart.

Surely Paris and London. And then St. Petersburg. Today is like being in Milan, you should go there, it is very nice.

However, every location where I worked has a story, I have a bond with my travels: tastes, smells, sensations.

Among all the models you’ve worked with, who you had better feeling in the shoot?

I photographed supermodels of the 80s when the fashion industry has reached a level never seen before, what can I tell you, they are all beautiful. I have a special memory, with  Linda Evangelista, Apollonia and then Emma. Did you see? They are perfect, caught in a moment of extreme naturalness.

And then comes Kate …
Oh yes … Then Kate Moss, different from all. You remind me of her! Very thin, but with an incredible face and charisma!

Damn that compliment (!) We continue with the interview … I absolutely loved the shots also musicians. What is your relationship with music?
Well, music is life. The shots musicians are among my favorites, see, for example, that picture ….

 

Elgort_Keith.Richards.Mick_.Jagger

 

And what do you do? Amin… In your life, for live…

I am .. Well … I have fun with the classical piano and my blog… So…

What do you think of Schumann? I love it! Even Haydn. Another that I loved to hear was Benedetti Michelangeli, a touch of sweet. I know a lot of musician in New York City,where I live, and some pianist. I love concert. When do you play and where?

Arthur ElgortArthur Elgort

 

You put me in a box with this unexpected question… So in Piano City Milano 2015, a free event for people organised by Common of Milan!

Master,  you have not only a strong aesthetic sense but you have a great taste in music! Switch from the Rolling Stones to Haydn’s time is really quite a jump, which keeps in his schizophrenia some logic  and sounds evolutionary.  I saw on the web that you have a dedicated page and you have a wonderful site: http://www.arthurelgort.com
What is your relationship with the new technologies?

Let’s say that, currently I’ve no time to dedicate because  I’m very busy  for my Exhibith around the world so I’ve ask to someone’s provide for me to write content, as my sister.

I admired the latest work of your son Ansel http://ansel-elgort.com  as a model and musician!  Many congrats for this career!

It has now started this project, I’m content for him. You are young and you have to prove that you have wings and  you can fly.

Fault+Stars+New+York+Premiere+After+Party+Y8qBvxoqIKFl

 

Many thanks to Arthur Elgort for this beautiful interview and don’t forget if you came to Milan to visit the @Galleria Carla Sozzani @Corso Como 10:

http://www.galleriacarlasozzani.org/#/home/

 

Arthur Elgort Alida Altemburg

 

Ph: Armando Melocchi, Alberto Collini

Antonio Mancinelli: quando il giornalista è beato tra le gonne

Antonio Mancinelli at Fendi 0002 by the bontonist

 In piena fashion week, tra Pitti e le sfilate di Parigi, ho pizzicato per voi lettori, il bellissimo Antonio Mancinelli direttore Attualità di Marie Claire Italia e autore del blog http://www.marieclaire.it/Moda/Il-blog-di-Antonio-Mancinelli per una chiacchierata di moda e non solo.

 

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 Ha scritto per il “Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “Vogue Italia”, “Vanity Fair”, “Diario”, “Elle”, “Style” e molti altri. È stato caporedattore di “Mondo Uomo e Donna”. Per Radio Tre ha condotto “Grammelot”, ha fatto un po’ di ospitate in tivù. 

 

Tiene corsi e seminari in alcuni importanti istituti e università italiani: a Milano, presso la Domus Academy e il Politecnico di Milano; a Roma presso La Sapienza e l’Accademia del Costume e Moda.

 

Alla fine dell’intervista giudicate voi se è piu bello o piu bravo…

Com’è stato il Pitti Uomo quest’anno. Quali proposte e quali novità per un look perfetto?

So che è maleducato rispondere a una domanda con un’altra domanda, ma: esiste ancora un look che potremmo definire “perfetto”? E poi, perfetto per cosa? Per un’occasione, per essere alla moda, perché ci fa fare miglior figura, perché ci rende più fotogenici? Credo che la ricerca della perfezione inizi, prima di tutto, da un’attenta opera di ricognizione di se stessi. Dal Pitti, come dalle sfilate milanesi, sono emerse tali e tante proposte che non è più facile dire – come si faceva un tempo, prima che esistesse l’aggettivo “cool” – dire a un uomo: «Con questo o con quello, incarnerai perfettamente lo spirito dei tempi». Questa da un lato è una fortuna, perché non ci sono più diktat predefiniti e prescrittivi, dall’altro è una sventura, perché costringe ognuno di noi, uomo o donna non importa, a fare un buon uso dello specchio prima di vestirsi. Certo, ci sono dei macrotemi: il parka, un certo spirito militare da Ufficiale e gentiluomo, ma convivono accanto ai nuovi “furti”, da parte dei maschi, di alcuni capi del guardaroba femminile: la blusa con il fiocco, i colori bon bon, addirittura la gonna. È il marketing, bellezza. Che ognuno scelga ciò che gli sta bene, senza minimamente fidarsi di quello che scriviamo o pubblichiamo nelle nostre meravigliose riviste patinate. 

Antonio Mancinelli
 Fashion e Social Network. Come ti trovi con le nuove tecnologie? 
È un discorso complesso: passo per essere un nemico dei fashion blogger, il che corrisponde in parte a verità. Nel senso che, se devi aprire un blog solo per pubblicare dei tuoi ritratti in cui sei travestito da contadinella o da astronauta ubriaco, non conosci la storia dei marchi, confondi Dio con Dior e la tua unica occupazione è girarti come un kebab sul girarrosto solo per farti scattare una foto da non-importa-chi-ma-importa-quanto, allora: ne faccio volentieri a meno. Se invece usi il blog come forma per dare visibilità ai tuoi pensieri, alle tue critiche (purché non inquinate dai regalino del designer di turno), e soprattutto alla tua visione del mondo, allora ben venga. Per esempio, trovi eccezionali due blogger, una inglese, Susie Lau per Style Bubble e l’altra americana, Leandra Medine per Man Repeller perché sono colte, hanno competenza e un occhio allenato, ironico e divertito sulla moda attuale. Per quello che mi riguarda, devo confessare che da quando linko sulla mia pagina Facebook gli articoli del mio blog “Beato tra le gonne” su marieclaire.it, ho ricevuto molte soddisfazioni. I social network (ultimamente sono in fissa per Instagram, dove conduco una mia ricerca personale: fotografare tutto e tutti di spalle, come protesta contro la società dell’apparenza) conducono verso un rapporto personale con i lettori, e spesso ricevo anche delle critiche. Questo non era mai successo prima, fino all’arrivo del web e ti mette sullo stesso piano di chi ti legge. E soprattutto, in tempo reale. I social network, se usati con criterio, fanno bene alla circolazione delle idee. E la moda è il trionfo delle idee e dei pensieri.
La tua giornata tipo in redazione…

Vorrei sfatare un luogo comune: la vita in redazione ha più punti di contatto con Fantozzi che con Il diavolo veste Prada. Sono a capo dell’attualità, quindi passo sette-ore al giorno tra riunioni, proposte che mi arrivano da vari collaboratori, chiacchierate con il direttore sui contenuti dei prossimi numeri e, naturalmente, scrivere articoli o interviste che riservo per me perché mi interessano particolarmente. Parlo molto anche con i colleghi della moda per sapere anche tema dedicheranno i servizi. Poi ci sono le fashion week, in Italia e talvolta all’estero, che sono sempre stimolanti. Diciamo che non mi annoio, anzi: è una grande fatica. Però amo questo lavoro, che faccio da trent’anni esatti, come il primo giorno. Perché ti costringere a essere sempre informato (ah, dimenticavo: tornato a casa alle 21,00 circa, inizia la lettura di altri giornali e l’esplorazione di siti particolarmente interessanti) e quindi ti forza ad avere sempre le antenne diritte nel tentativo di captare il nuovo. 
 Sei multitasking: docente,giornalista e anche scrittore. Recentemente hai partecipato a Book City. Com’è stata quest’esperienza?
Vorrei fare una premessa: questa domanda ha come sottotesto un pregiudizio ancora diffuso. E cioè che i giornalisti di moda non possano occuparsi d’altro che non siano vestiti e accessori. Questo è profondamente sbagliato: prima di essere un giornalista di moda, sono un giornalista e uno scrittore con determinate competenza, certo. Non potrei farti la cronaca di una partita di calcio, ma sicuramente sono legato al mondo dell’arte, della letteratura e della creatività in modo profondo. L’esperienza di Book City, per esempio, è stata molto interessante. Siamo stati invitati a spiegare la realtà di oggi attraverso libri che abbiamo letto. Per parlare di crisi, ho letto un brano di Gary Shteyngart, da «Mi chiamavano Piccolo Fallimento». Per parlare di baby-escort ho trovato fondamentale l’introduzione di Resistere non serve a niente, di Walter Siti. Niente moda, sorry sorry.
Antonio Mancinelli
Un libro che hai scritto a cui sei particolarmente legato?
Ce ne sono due: la monografia Antonio Marras (per Marsilio) perché per la prima volta, un libro su uno stilista non era né celebrativo né semplicemente un esercizio di bella scrittura, ma metteva sultavolo i temi forti di un artista (e Marras lo è) con un lavoro di critica più simile a quella d’arte che a quella di moda. E poi, affettivamente, Finalmente libere (Sperling & Kupfer), un libro-inchiesta sulla possibilità, per le donne italiane, di invecchiare con serenità nel nostro paese. Mi ha fatto sentire vicino a loro, le ho ascoltate, le ho fatte confessare. Ed è venuto fuori il ritratto al femminile di un’Italia coraggiosa, che se ne frega dei modelli giovanilistici imposti e affronta l’avita con coraggio e con ironia. È stata fondamentale l’introduzione di Lella Costa, con cui siamo molto amici, ma delle 50 interviste che ho fatte con signore diversissime tra loro, non riuscirei a scartarne una. Mi sono sentito” protetto” dall’alto da due grandissime giornaliste e scrittrici che amo molto: Brunella Gasperini e Irene Brin. Oggi il loro valore è colpevolmente un po’appannato, ma vi prego di leggere i lori libri. Che oltretutto, sono divertentissimi.
 Cosa pensi del periodo storico che stiamo attraversando?

Che domandona, ragazzi! Dunque, da un lato trovo che sia un periodo superinteressante, soprattutto per quelli della mia generazione. È un ponte, una cerniera tra due epoche storiche totalmente diverse tra loro, e avere memoria di come era “prima” e assistere comunque al futuro, è un’esperienza decisamente forte e ricca di stimoli. Dall’altro lato, trovo che domini un generale sentimento d’incertezza, soprattutto in questa parte del mondo, che mi sembra vedere protagonista un Occidente impoverito di idee, più che di denaro. Questo mi dà una lieve vertigine, anche se non lo metto in relazione a tragedie avvenute recentemente, a un’ipotetica nascente politica di dominazione araba, a un’invasione di altre culture. Di sicuro, la società cui stiamo andando incontro non potrà che essere “multi”: multietnica, multirazziale, multiculturale. Non si può andare contro la storia. E, purtroppo, ancora troppe categorie sociali devono vedere riconosciute i loro diritti. Ma non penso – come tanti miei coetanei – che i giovani d’oggi siano indolenti, disinteressati, “sdraiati”. Vedo anzi in loro delle nuove forme d’impegno: per il riconoscimento delle coppie di fatto, per l’ecologia, per una migliore ridistribuzione delle ricchezze.

Antonio Mancinelli
 Un aneddoto della tua carriera che vuoi condividere con i nostri lettori?

Ho iniziato giovanissimo, quindi ne avrei a bizzeffe. A uno però, sono particolarmente legato e può far comprendere il cambiamento nella percezione di chi fa la mia professione. Sono di Roma, avevo 21 anni ed ero al mio primo articolo in assoluto: mi aveva arruolato il Corriere della Sera. Quando mi hanno invitato alla sfilata d’alta moda di un celeberrimo designer e ho raggiunto, con una paura che lévati, il mio posto in prima fila, è arrivato un nerboruto giovanotto praticamente cercando di picchiarmi. Quella sedia, su cui c’era ovviamente il mio cognome, secondo lui era riservata «alla signora Mancinelli». Io che ero già emozionantissimo e sudato, ho tirato fuori i documenti, gli ho strillato che Mancinelli ero io e, purtroppo per lui, possedevo un pene e non ero una giornalista. Ci è voluto l’intervento dell’ufficio stampa per far capire al bodyguard che si trattava proprio di me, e non avevo compiuto alcun sopruso: per lui era inconcepibile che un maschio potesse occuparsi di moda, al limite del “contronatura”. Iniziata la sfilata, dopo aver suscitata risolini e pettegolezzi, mi sono reso conto di essere l’unico uomo nella fila. Lui non aveva tutti i torti, ero davvero una mosca bianca vittima di discriminazione sessuale sul lavoro.

Un suggerimento che daresti ad un giovane che volesse provare ad intraprendere una carriera nel mondo del giornalismo nel fashion system?
Guardare le sfilate, ma anche andare al cinema, nei musei, a fare una passeggiata, in discoteca, leggere molti libri di storia della moda ma anche trattati di economia, psicologia di massa, sociologia. E tanti romanzi. Solo così si può arrivare a distillare uno stile che, se vuole distinguersi, non può e non deve somigliare a nessun altro collega. . C’è bisogno di stimoli che vengano da campi diversi, ma nello stesso tempo sapere nei limiti del possibile tutto quello che già è stato fatto e detto. La conoscenza è potere. Più ne hai, più hai strumenti per giudicare il mondo. Io, per esempio, ho avuto la fortuna di frequentare, ai miei esordi, l’Accademia di Costume e Moda a Roma e di bazzicare per atelier, per cui so perfettamente come è stato fatto un vestito, quanto tempo ci è voluto, quali tecniche sono state impiegate. Accanto alla conoscenza delle referenza culturali che ci sono nei défilé di quelli che danno un senso allo “Zeitgeist”, all’aria dei tempi in cui si vive.
 Dove ti vedremo prossimamente?
Per iscritto, ovviamente su Marie Claire e, alla fine dell’anno, in libreria. Ora sto conducendo una sei e di incontri culturali da Brooks Brothers per un mio progetto che si chiama Gentiluomini si diventa, dove metto a confronto signori – nel senso di uomini e el senso di animo – di generazioni diverse. Ah, virtualmente su facebook e alle sfilate. Sicuramente parteciperò a qualche trasmissione radio e tv. Per il resto, non so. Sinceramente non sono un “party boy” e dal lato mondano sono molto deludente. Trovo molto più divertente una serata passata in casa con amici che in un locale “esclusivo” dove “bisogna andare”. Ecco, io da quei posti lì, semplicemente faccio solo una cosa: non ci vado. E se mi ci portano, fuggo. Sono bravissimo, meglio di Houdini.
Seguite Antonio Mancinelli ed il suo interessante ed irriverente blog,
Ps: non ho ancora scoperto se è piu bello o piu bravo!
To be continued…
Antonio Mancinelli dedica Alida Altemburg