From Nietzsche to Social Network

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Il viandante con gli appunti in mano, doveva pubblicare a sue spese. E i suoi libri furono tra i piu venduti tra i filosofi,ma solo quando divenne matto. Si proprio lui e anche con una crisi di mezza età.

Lui  che si sentiva incompleto e gli amici non lo potevano sopportare tanto si dava arie da snob.

Ma nella sua intimità Friederich sapeva che non aveva un soldo ormai e  non poteva piu nemmeno pubblicare. Siamo nel 1888. Il grande filosofo che oggi sappiamo nell’olimpo della letteratura, stava sempre peggio, ormai prossimo al baratro. Scrive a un collega di Basilea. Jacob Burckhardt che prende un treno e va fino a Torino a casa del giornalista Fino. Nietzche  è li al pianoforte che suona Wagner.  Gli viene mostrata una foto di Wagner che i Fino avevano. A quel punto un flash: dice “io quello li, lo conoscevo”.

Lo portano in treno e lui stava cantando una canzone in napoletano. I letterati gli coprono il volto con un cappello perchè il suo volto era qualcosa di simile alla morte. Da quel momento in poi vivrà in manicomio in uno stato di total abbandono.

Dannunzio gli dedica “In morte di un distruttore”. A quel punto Nietzche viene riconosciuto dal mondo accademico e dal pubblico che lo fa diventare un caso editoriale. Thomas Mann e il meglio dell’intelligenza mondiale. Il nazismo si ispirerà alle sue nozioni. Nietzche arriva fino ad oggi e sa che qualcosa è cambiato tra il filosofo e la realtà.

Secondo Nietzsche ognuno di noi deve esaltare se stesso e tendere ad essere sempre di più. I social media sembrano rispondere perfettamente a questa necessità insita nella natura umana. Essi, infatti, fanno sì che l’imperativo presente in Così parlò Zarathustra Divieni ciò che sei, esprimi al massimo la tua natura si realizzi nella quotidianità con una facilità disarmante.

Essi, infatti, amplificano la portata delle nostre azioni, generando una dimensione parallela della nostra esistenza fisica. La radice dell’irrefrenabile desiderio di gravitare intorno ai social network risiede forse nella necessità umana di riprodurre, affermare ed elevare costantemente la propria identità.

La nostra vita in rete si sviluppa attraverso una serie di micro-eventi su piattaforme come Facebook, Twitter, Google+, Instagram, LinkedIn, Pinterest, Foursquare, Tumblr, Medium e tante altre ancora, divenendo di fatto un’estensione imprescindibile della nostra esistenza fisica.

 Quando siamo sui social network la prima cosa a cui pensiamo è integrare l’immagine di noi stessi e — visto che possiamo — riprodurre la nostra identità ad un livello superiore.

La dilatazione dello spazio tempo ci permettono di eesere ubiqui e di poter allargare la nostra esistenza in maniera incommensurable.

A quel punto di pari passo con questo avvenimento, l’io esteso diviene bipolare. Una parte fisica e reale e una parte dove risiede la dimensione immateriale e virtuale.

Quest’ultima è multipla,asimmetrica, non lineare e potenzialmente illimitata. Un’espasione del nostro io, alla ricerca di soddisfare il suo perenne bisogno di libertà.

Buona parte del successo dei media è da identificarsi non solo nella possiblità di connettere le persone e di condividere informazioni ma anche nella loro facoltà di dilatare la sfera dell’esperienza umana, appagando il desiderio di realizzazione totale del nostro inner self e il duo bisogno di libertà assoluta.

Questa situazione si presenta similmente nei video giochi. La condividisone dell’esperienza che sia di gioco o che sia social oggi fa parte della vita e l’estensione psichica che ne deriva è sicuramente  molto ampia.

Dandy and his computer