Andrea Scarpa: in viaggio per un pugno di storie

Italia-Spagna 2012 / In barca con Soldini (La Spezia-Cadice)

Italia-Spagna 2012 / In barca con Soldini (La Spezia-Cadice)

Stasera è qui con me un ospite davvero speciale, un giornalista che ama l’avventura i viaggi si descrive cosi:

“Ciao Alida,
su di me posso dirti al volo che ho 48 anni, ho iniziato a scrivere che ne avevo 19 e sono professionista dal 1990.”

Andrea Scarpa, fino all’anno scorso lavorava per il il settimanale Vanity Fair , giornale che nel 2003 ha contribuito a fondare, lanciare e consolidare sul mercato (prima di uscire in edicola Andrea ha  lavorato per un anno al progetto). In questo periodo ha ricoperto il ruolo di caporedattore Attualità e spettacolo lavorando gomito a gomito con il direttore Carlo Verdelli, da anni il numero uno dei giornalisti italiani (vicedirettore del Corriere della Sera, direttore di Sette, Gazzetta dello Sport etc.)
Per VF ha scritto centinaia di interviste e come inviato, in dieci anni, ha fatto più o meno un reportage al mese da paesi come Afghanistan, Kazakhstan, Haiti, Nepal, Tibet, India, Sudan, Sudafrica, Tonga, Canada, Giappone, Usa, Grecia…

In precedenza, a Roma, ha lavorato dodici anni nei quotidiani (Il Tempo, L’Informazione, L’Indipendente, Il Giornale, L’Unità, Libero etc.), occupandosi sempre di attualità e spettacoli; due in un settimanale come Gente, scrivendo di cronaca come inviato; due come autore televisivo per Raidue.

Al momento è al  lavoro per la Hearst Magazines Italia, e sta scrivendo una serie Tv e due documentari.

 

 

Canada 2005: Caccia alle foche

Canada 2005: Caccia alle foche

 

Com’è nata la tua passione per raccontare storie?

Facendo per gioco, con mio fratello, giornalini sulle imprese spaziali di cui tanto si parlava quando ero bambino. Ascoltare e raccontare storie mi piace da allora. Poi, crescendo, è diventata una “malattia” che, per fortuna, mi ha anche portato a viaggiare ovunque nel mondo, un’altra delle mie grandi passioni.
Racconti ai nostri lettori uno dei viaggi di lavoro più emozionanti che hai fatto?
A parte quelli in zone “calde” come Afghanistan, Haiti, Darfur e via dicendo, coinvolgenti per la drammaticità delle situazioni che mi sono trovato a vivere e raccontare, mi fa piacere citarne uno molto più “leggero” ma non per questo meno emozionante.  Nel 2009 sono andato a fare un reportage nella sede della Nasa di Cape Canaveral, negli Stati Uniti, dove dopo qualche giorno di training ho volato a bordo di un aereo speciale che ricrea l’assenza di gravità. È stato fantastico. Il classico sogno fatto da bambino che anni dopo diventa realtà. 
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È vero che sei un professionista sempre in prima linea?
Occupandomi di attualità cerco sempre di lavorare “sporcandomi le mani”, che poi vuol dire vivere tutto in prima persona, senza filtri. Così per raccontare la tragedia dei “catadores” di Rio de Janeiro, i disperati che vivono nelle discariche separando a mano i rifiuti da riciclare, ho dormito nelle loro baracche; In India per il Maha Kumbha Mela di Allahbad – con 80 milioni di presenze il più grande raduno religioso del mondo – per una settimana ho vissuto nelle tende con i monaci e con loro ho fatto il bagno di purificazione nel Gange. Poi per intervistare il velista Giovanni Soldini mi sono imbarcato con lui per una settimana, per raccontare i mondiali di deltaplano mi sono lanciato anch’io, e per non scrivere le solite cose sul fenomeno Bollywood sono andato a Mumbai per fare un film.
Port au Prince, Haiti 2010-Terremoto

Port au Prince, Haiti 2010-Terremoto

Come attore?
Come comparsa. Avevo una settimana di tempo e, senza conoscere nessuno, ho iniziato a fare casting per cercare di entrare nel cast di un film. Ce l’ho fatta.  
Come riesci a conciliare lavoro e famiglia?
Come posso. Di sicuro cercando di esserci il più possibile. Non è vero che nel rapporto con i figli conta solo la qualità del tempo che passi con loro, cosa che spesso i papà che non ci sono mai dicono per autoassolversi. Conta, è ovvio, ma con loro bisogna fare anche le cose normali, quelle di tutti i giorni. La presenza è importante.
Che cosa non manca mai nella tua valigia? 
Costume, mantella impermeabile, cuffie che eliminano il rumore di fondo in aereo.
Un luogo a cui sei particolarmente legato?
Tonga, un vero paradiso. Poi Nepal, Tibet, la “mia” Pantelleria.
Lhasa, Tibet 2007

Lhasa, Tibet 2007

La colonna sonora di un viaggio e quella per concentrarti quando stai lavorando?
Dipende dal viaggio e dai momenti. Viaggio sempre con 30 giga di musica, quindi a seconda dell’umore posso scegliere di tutto: Caetano Veloso, Neville Brothers, Pearl Jam, Ella Fitzgerald, Nusrat Fateh Ali Khan, Csi, Avion Travel, Elisa, Franco Battiato, Cristina Donà, Afterhours… 
Un libro che porti nel cuore?
Impossibile rispondere, ce ne sono troppi. Lo faccio con il primo che mi viene in mente: Cuore di tenebra di Joseph Conrad.
Un consiglio a un giovane che vorrebbe intraprendere la carriera di giornalista?
Chiedersi se è davvero quello che vuole fare nella vita. Poi sognare, sognare, sognare. Di fare grandi cose. E fregarsene di tutte le voci sulla crisi dell’editoria. 
Che cosa bolle in pentola e dove ti vedremo?
Sto preparando due documentari, uno in Italia e uno all’estero. Poi sto scrivendo una serie tv, un progetto per il web e, ovviamente, interviste e servizi per Gioia.
Allahbad, India 2013:Maha Kumbh Mela

Allahbad, India 2013:Maha Kumbh Mela

 

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