Alida Altemburg- Reverie Claude Debussy

Alida Reverie Claude Debussy

Oggi vi porto con Debussy nella natura e nella sua meravigliosa armonia:
La Rêverie in Fa maggiore è una delle prime composizioni per pianoforte  che il giovane e pieno d’entusiasmo Claude compone intorno al 1890 e pubblicata nel 1905.
L’arpeggio iniziale in Sol minore con l’aggiunta del IV grado incorporato dentro l’arpeggio  è straniante, immerge immediatamente l’intera composizione in un’atmosfera estremamente rarefatta, liquida, la cui dilatazione temporale è data dalla fluidità dei continui e costanti arpeggi di crome. Siamo in un sogno, nel nostro mondo interiore o al di fuori di noi stessi?
Con una più attenta analisi si può osservare che l’arpeggio di seconda della scala di Fa, il quale diviene un lungo pedale che perdura immutato fino a battuta 6, generi così come è disposto (come accordo in primo rivolto di Sol, con la terza al basso e col quarto grado appaiato) urti di seconda irrisolti e “gratuiti” che poco piacciono alla prassi accademica, ma che vengono utilizzati volutamente dall’autore con lo scopo di sfaldare “in medias res” la percezione acustica e generare una “nube armonica” su cui distendere a partire da battuta 3 il tema, una melodie dall’enorme piacevolezza uditiva.
Finalmente a battuta 7  spezza con la tonalità dominante d’impianto si avverte con maggior forza e alle due battute successive con un arpeggio di quinta-settima, a battuta 9 viene finalmente accertata la tonica (Fa maggiore).
Alida Altemburg pianista modella
Il brano prosegue con il suo fluire incessante di arpeggi di croma dalle ardite e al contempo morbide modulazioni sempre in bilico fra armonia e soluzioni enarmoniche fino a battuta 51 dove improvvisamente il flusso di arpeggi si interrompe.
Da battuta 51 a battuta 59 il brano prosegue omoritmicamente per accordi, passando così da una costruzione prevalentemente orizzontale a una verticale, una specie di mesto corale che funge anche da ponte modulante tra Fa maggiore e la nuova tonalità che a battuta 59 emerge come secondo tema in Mi maggiore.
È probabile che questo doppio inciso (primo inciso: battute 51-54, secondo inciso battute: 55-59) sia la vera rêve della composizione che Carlo Migliaccio definisce come un “ricordo dell’infanzia e del passato perduto” di una “age d’or”.
Improvvisamente il suono di inabissa e precipita nell’oscurità ponendoci davanti a quella sonorità inafferrabile di cui tanto parla Jankélévitch che nasce dal voler mettere in musica un qualcosa di indistinto dato dalla profondità insondabile della memoria dell’animo umano.
“L’indicibile reso in qualche modo dicibile restando però indicibile” : un ossimoro, l’insondabile genera questa specie di cortocircuito semantico e filosofico, è inutile voler dar forma all’informe punto da cui parte il nostro personale ascolto dove Debussy ci fa intraprendere il nostro viaggio, la nostra Rêverie. Mentre il nostro pensiero si lascia guidare avvertiamo che  chopinianamente è inserito il  “ Trio” che fa da ponte con la nuova frase.
Il nuovo tema che comincia a esporsi a battuta 59 in Mi maggiore prima e poi in Do maggiore da battuta 69 non presenta, a parte la differenza di tonalità, particolari cambiamenti rispetto al primo tema; anch’essa è una melodia dalla forte orecchiabilità e piacevolezza di carattere fortemente femminile.
A battuta 73 con una lunghissima successione di arpeggi concatenati della durata di ben tre battute, si arriva alla ripresa (battuta 76) del primo tema nella tonalità d’impianto (Fa maggiore).
Claude Debussy
La ripresa del primo tempo viene maggiormente posta in rilievo il carattere cullante del primo tema, la dolce melodia, inanellandola nell’esposizione fra la mano destra e la mano sinistra e facendo fiorire l’accompagnamento di arpeggi di crome suddivisi ed esposti nel primo movimento di ogni battuta dalla mano sinistra e poi riproposti nell’ultimo quarto dalla mano destra (uno ascendente e l’altro discendente) mentre esattamente all’opposto avviene per l’esposizione del tema.
Il risultato è un continuo gioco di specchi sonori e di rimandi in cui l’effetto di carillon diviene a sua volta ricordo stesso. A battuta 92 il brano conclude riproponendo il mesto corale, il doppio inciso omoritmico che qui con funzione di coda finale conclude il brano.
Il dialogo tra queste due voci che si inseguono e si cercano è l’idea del video ispirato dalla storia di Mallarmè ” l’Apres midi d’une faune”.
NIJINSKY FAUNO 2
Il Prélude à l’après-midi d’un faune (Preludio al pomeriggio di un fauno) è un poema sinfonico di Claude Debussy, eseguito per la prima volta alla Société Nationale de Musique di Parigi il 22 dicembre 1894. Ispirato al poema di Stéphane Mallarmé Il pomeriggio di un fauno (L’après-midi d’un faune) (1876), è considerato il prototipo dell’impressionismo musicale.La musica narra le fantasie diurne di un fauno che, in un paesaggio bucolico, si diletta a suonare il flauto e ha un incontro amoroso con alcune ninfe.Di nuovo solo, il fauno riprende la sua melodia e cade in un sonno beato.alfons-mucha-spring
Claude DebussyClaude-Achille Debussy (Saint-Germain-en-Laye22 agosto 1862 – Parigi25 marzo 1918) è stato un compositore e pianista francese. È considerato e celebrato in patria e nel mondo come uno dei più

importanti compositori francesi, nonché uno dei massimi protagonisti insieme a Maurice Ravel dell’impressionismo musicale, definizione che però lui non gradiva fosse accostata alle sue opere.

Una foto che mostra Debussy mentre suona con trasporto il pianoforte!

 

 

 

 

 

 

 

 

Rudolph Réti ha dichiarato che l’impresa di Debussy fu la sintesi della “tonalità melodica” a base monofonica con le armonie, sebbene diverse da quelle della “tonalità armonica”.

La musica di Debussy presenta influenze sia nazionali (Charles GounodCésar FranckJules MassenetGabriel Fauré), sia internazionali (Fryderyk Chopin per il pianoforte e Modest Petrovič Musorgskij per l’antiaccademismo). Debussy è stato un antiwagneriano( vedi articolo su Wagner precedentemente postato sul sito!) come la maggior parte dei suoi connazionali, tuttavia è vicino alla sua musica per quanto riguarda la concezione del discorso musicale aperto e continuo che però in Wagner si traduce con la cosiddetta “melodia infinita”, che è tuttavia vincolato all’armonia tonale, mentre in Debussy il discorso musicale è costruito con piccole immagini balenanti in continuo rinnovamento ma indipendenti tra loro grazie all’appoggio a un linguaggio armonico non vincolante e fatto di espedienti extratonali volti all’ambiguità come la scala esatonale, in cui i rapporti tensiodistensionali dati dall’alternanza di tono e semitono vengono meno essendo essa composta da intervalli identici. Possiamo concludere quindi che lo stile di Debussy oscilla tra il neoclassicismo (si veda l’utilizzo di forme barocche come la suite bergamasque che richiama sia la suite che le famose bergamasche di Frescobaldi) e il romanticismo in maniera eclettica. La sua musica è stringata, non pomposa e colossale, puntando alla brevità aforistica alla maniera degli impressionisti e dei simbolisti: come loro inoltre Debussy ricerca l’innovazione nell’esotismo. Il neoclassicismo di Debussy compie quindi una sintesi tra estetica classica e modernismo, grazie a un contrappunto innovativo e a dinamiche molto curate. Privilegia il colore timbrico sulla linea melodica, sceglie preferibilmente sonorità lievi e luminose (acute), elabora una scrittura ritmica estremamente complessa, ma dall’andamento fluttuoso e sospeso che reinventa il modo di suonare il pianoforte.