Dandy is a girl

 

Dandy woman

Ogni secolo capace di produrre poesia è stato, sinora, un secolo artificiale, e l’opera che ci sembra il prodotto più semplice e naturale del suo genere è probabilmente il frutto dello sforzo più premeditato e consapevole, perchè la natura è sempre in arretrato sui tempi. Solo un grande artista può essere completamente moderno.

 

I dandy disprezzano la Natura e le sue leggi, poichè essanon è compiuta. Per compere l’opera si ha bisogno dell’artista e della sua sapiente mano. Essere un dandy è sinonimo di artificiosità, pose esagerate,frasi stravaganti e certamente non per ultimo il guardaroba:

Fai la tua vita come si fa un’opera d’arte, non lasciare quindi al caso, alla Natura, il compito di decidere l’andamento dell’esistenza; non lasciare che sia lei a controllare i bisogni del corpo, ma che sia la volontà stessa dell’artista a comandarli, a suo piacimento e a regola d’arte”. 

In questo si differenzia dal dandy la donna che aimè, Baudelaire definisce naturale e abominevole, poichè il prototipo di femme fatale semina sofferenza ed entra in conflitto con lo spirit narcisistico del dandy. Fortunatamente ci sono pregevoli eccezioni come la Marchesa Luisa Casati, un caso quasi unico nella storia del Dandismo, che si inserisce come un perfetto tassello nella costruzione dello stile elegante della donna moderna ed emancipata.

 

casati1912

Viso imbiancato, occhi bistrati e capello rosso fuoco. Anticipava molto la moda di Paul Poiret che doveva ancora arrivare. Vestiva in modo stravagante, provocava, portando all’estremo i dettami di una moda morente per inventarne un’altra. Non c’era un carnevale veneziano in cui non la si potesse incontrare. Un aneddoto la ricorda sia con un boa che con un ghepardo portati al guinzaglio!

Ma essere dandy è molto di piu che girare vestiti come lampadari con animali feroci ed esotici, molto piu del trash che ci invade perennemente.

Il Dandismo è forza creatrice, amore per le arti e l’immedesimazione con essere e la propria leggenda.

Durante gli inizi del ’900 Bette Davis e Marlene Dietrich diverrano gli stereotipi della donna fatale e in particolar modo la Dietrich, che vestita da uomo con giacca e cravatta, capelli corti, seno piatto e molti sigari, sarà l’icona classica della donna dominatrice tanto da ispirare una moda femminile tipica degli anni ’10 e ’20 detta maschietta e assecondando così tutte quelle donne desiderose di rivalsa e ansiose di staccarsi dagli stereotipi ottocenteschi. Un’attrice unica che ha saputo reinterpretare in chiave femminile lo stile androgino è Diane Keaton.

 

Sia sul set che nella vita privata ha sempre avuto uno stile personale esaltato anche nel cinema con i film girati insieme a Woody Allen. Completi maschili a quadretti bianchi e neri con camicia e cravatta, giacche fantasia principe di Galles, pantaloni scozzesi, abiti ispirazione Twenties, trench e cappelli, ma anche i colletti appuntiti che fuoriescono da maglioni e cardigan sono protagonisti del suo guardaroba, tanto che nel film “Io e Annie” la Keaton attinge dal suo guardaroba personale e al ritiro dell’Oscar come migliore attrice protagonista per quel film, all’abito da sera preferisce un completo grigio con fiore appuntato sul bavero e pashmina, diventando così un’icona.

La Moda di oggi e lo stile Dandy al femminile: Ralph Lauren ha trattato il Dandismo in una maniera elegante e sofisticata, specialmente con la parte dei tuxedo che assomigliavano più a personaggi vittoriani. E’ quasi una filosofia e Ralph Lauren ci crede da sempre: queste sue donne vestite da uomo con la perfezione di un dandy della fine del XIX secolo che a suo parere hanno sempre “qualcosa di magico che ti fa sognare un’eleganza dimenticata“.

Valentin Yudashkin nel 2008 presenta la donna dandy e neo gotica con la sua collezione A/I attraverso la linearità degli anni ’60 e l’eleganza strutturata degli anni ’90: piccoli caban, abitini e casacche in bianco, crema e avorio vogliono ricordare infatti, la silhouette modernista anni ’60 con spalle costruite, vite alte e accentuate, grandi volumi per gonne e abiti da sera. Su tutti i capi regna incontrastato il nero, colore perfetto per incarnare lo spirito neo gotico e profondamente dandy della collezione. Nel 2012 e 2013, Gucci tra le prime case di moda, propone la donna in versione dandy al femminile con sfumature drammatiche e dalle atmosfere notturne, suscitando un’immagine di un’eroina di un romanzo dei primi Novecento, dall’animo struggente.

 

Gucci che ha portato in scene al Victoria and Albert Museum “Bowie Is…”, di cui si potrebbe parlare per ore e di cui dedicherò presto uno speciale.

Cavalli lancia una donna lontana dal modello di donna esclusivamente sexy delle scorse collezioni, facendo sfilare in passerella figure sempre femminili ma forti e potenti con un velo di mistero. Non può mancare sulle passerelle milanesi .

Giorgio Armani che propone una collezione “easy-chic” con donne dalle sembianze androgine, più colorate, che non rinunciano alla loro eleganza indossando scarpe basse e cappelli maschili a tesa larga indossati su abiti dalle grafiche pop. Per le curiose fashion addicted, i prossimi must have sono le pelliccie, non necessariamente vere e cappotti larghi e non avvitati, dalle più classiche nuances tendenti al marrone, al nero e con un ritorno del blu; ma il colore che spezzerà il grigiore invernale sarà l’arancio. I cappelli torneranno ad avere un ruolo principale come accessorio “obbligato”. Per quanto riguarda le calzature, I Fratelli Rossetti lanciano la loro collezione per il prossimo autunno-inverno 2012/13 presentando una donna che si diverte a rubare dalla scarpiera maschile forme ed ispirazioni, con stringate con doppio piping bordure di gros grain, brogue e derby affusolate senza stringhe, mocassini Brera in cavallino a stampe geometriche. Il tacco si trasforma in dècolletèe ingentilita da fiocchetti, la nuova Lady Brera e lo stivale Magenta con fasce di vitello anticato e cavallino stampato. I colori sono tra bordeaux, verde bottiglia, blu e testa di moro.

 

 

Quei grandi occhi bistrati di nero, di un’intensità magnetica, sono il simbolo della vibrante aura di mistero e voluttuosità che aleggia intorno alla figura di Luisa Casati, nella fotografia del 1912 scattata dal Barone Adolf De Meyer. Il viso attraversato da un gioco di luci e ombre, incorniciato dalla massa ribelle di capelli, è protetto e sostenuto dalle pallide mani, quasi a volere trattenere la sua bellezza inesprimibile, imperfettamente sublime, che dipinge l’allure très charmante della marchesa. Esteta, ha vissuto la propria vita come un’artista un’opera d’arte, usando il verbo di Wilde. Un binomio questo che la lega inscindibilmente alle tante opere che l’hanno immortalata, come il Ritratto per Dorian Gray.

 

C’è da sfatare immediatamente un mito: il dandy non è sempre omosessuale o pederasta. Wilde lo era, Montesquiou lo era, Proust, Cocteau, Jacob lo erano. Ma la raffinatezza del dandy non è esclusivo sinonimo di preferenze sessuali fuori dal comune. Certo, il dandy non ama autodefinirsi come la virilità in persona, ben sapendo che tra l’uomo detto ‘virile’ con la canottiera sporca che sputa per terra e fischia dietro le signore – e lui, c’è un profondo abisso di differenza. Il dandy, in un certo senso, è una donna: ama i profumi, i fiori, i bei vestiti, le buone maniere, l’eleganza formale; ha sentimento, spesso dipinge o scrive poesie, ascolta musica melodica e predilige la calma di un buon libro ad una partita di calcio.

Il dandy, nonostante la sua apparente freddezza, può sinceramente amare una donna, basti pensare alla lunghissima storia d’amore tra Louis Aragon e la graziosissima Elsa Triolet; Baudelaire si ritrova ad amare follemente la dama mulatta Jeanne Duval, attrice, soffrendo terribilmente durante la separazione alla quale questa, con le sue terribili maniere, lo aveva costretto ad arrivare; da non dimenticare l’intenso amore di Scott Fitzgerald per la sua sposa Zelda Sayre, la quale impazzì ancora giovane, e il poeta dovette assisterla fino alla propria morte, nel 1940; il pittore Amedeo Modigliani si innamorò della bella Jeanne Hébuterne la quale, quando lui morì, si gettò da un balcone, incinta, non potendo vivere senza il suo poetico amante. E come non dimenticare D’Annunzio? quale amatore latino più famoso di lui? Moderno Don Giovanni – anche queso personaggio mozartiano è, in un certo senso, un dandy – straripava di passione (“è tutto amore!” dice Don Giovanni nell’omonima opera) per le sue giovani amanti che riusciva a tenere sospese come un equilibrista. E, arrivando al primo di tutti i dandies, troviamo il ‘Beau’ Brummel attorniato da sedicenti dame aristocratiche, borghesi, serve, sguattere, che facevano la coda per attrarre l’irresistibile Beau il quale, lungi dal diventare un volgare donnaiolo, sceglieva calmo tra le spasimanti quella che più lo interessava, facendo il tutto in gran riserbo.

 

Ma l’amore del dandy non è certo rose e fiori. Egli non si vuole assolutamente accontentare di essere un romantico alla ricerca ‘di quella giusta’: Baudelaire, prima, durante e dopo la sua maitresse – così la definisce Edouard Manet ritraendola nel famoso dipinto “Dame à l’éventail” datato 1862, periodo in cui la lenta paralisi degli arti inferiori della ragazza era già in stato avanzato – fu un assiduo frequentatore di bordelli, preferendo assai le prostitute ad una relazione stabile; D’Annunzio che, come già detto prima, era famoso per le sue innumerevoli relazioni con donne carpite grazie ad entusiasmanti lettere d’amore, non si accontentava di tenerne una per volta: il Vittoriale diventava così un luogo d’incontro tra il Poeta e le sue innumerevoli donne, le quaLi erano invitate a rimanere solo una mattinata, perchè poi, alla loro partenza, ne sarebbe arrivata un’altra, ed un’altra ancora. Tom Antognini ricorda, nel suo “Vita segreta di Gabriele D’Annunzio”, non senza una punta di malizia, gli errori negli inviti che a volte commetteva il malcapitato Vate, che si ritrovava a ricevere ben due amanti per volta, le quali naturalmente passavano ore a contenderselo. In quel caso D’Annunzio fingeva l’aria più dispiaciuta che gli era possibile, e se ne stava in un angolo ad osservare interdetto lo svolgersi della vicenda in cui era lui, in fondo, il soggetto principale, e badava d’intervenire solo se la discussione s’accendeva di toni più violenti.

Il conte de Castellane, sposatosi più per denaro che per la bellezza della sposa, dopo aver sperperato in feste e banchetti lucculiani l’intero patrimonio della sposa, divorziò e morì povero in canna, senza mai però lasciare la sua fredda dignità di dandy; La Rochelle, sommerso dalle donne, venne accusato di amarle solo per i soldi, dato che la maggior parte di esse erano tutte ricchissime. André Malraux, suo amico e dandy anch’egli, lo difese: “Hanno scritto un sacco di sciocchezze su Drieu e le donne ricche. In fondo lui amava le belle donne e succede che siano abitualmente delle donne ricche. I ricchi possono sposare le belle donne, e la fortuna permette loro di mantenere la bellezza più a lungo… ecco tutto”. E Drieu, nel racconto dedicato a Jacques Rigaut “Addio a Gonzague”, scrive, descrivendo l’amico da poco suicidatosi: “… Brummel beveva e scopava come te.”; ma, allo stesso tempo lo accusava di ipocrisia, dicendo che l’unica cosa ch’ei desiderava quando giaceva con una donna era che lei smettesse di respirare; Guido Gozzano era letteralmente attaccato dall’altro sesso da non poter farsi tranquillamente un giro in campagna senza udir sospiri femminili dietro ogni finestra…; Majakovskij sosteneva: ” Non ho mai tradito Lijila”, ma senza smettere di amarla, accumulava storie in cui chiedeva alle altre dedizione assoluta; Da non dimenticare la passione sfrenata che Bianca Fabbri ebbe per Curzio Malaparte, come ci racconta nel suo “Schiava di Malaparte” (sic). Ricordiamo ancora Jacques Vaché il quale, lungi dall’essere un esuberante donnaiolo, era quai un asceta in tal senso (come probabilmente lo furono quasi tutti i dandies); degna di nota è la sua storia con Louise (della quale se ne conosce solo il nome), donna con la quale abitava in un bell’appartamento in place du Beffroi. André Breton racconta che la ragazza veniva obbligata, quando il poeta andava a trovare il giovane dandy, a rimanere immobile in un angolo per delle ore, mentre i due uomini parlavano del più e del meno. Alle 5, lei serviva il tè e, per tutto ringraziamento, Vaché le baciava la mano. “A quel che diceva – scrive Breton sempre parlando di Jacques Vaché- con lei non aveva alcun rapporto sessuale e si accontentava di dormirle accanto, nello stesso letto. D’altronde, si comportava sempre così, assicurava. Nondimeno amava dire: “la mia amante”, prevedendo certamente la domanda che un giorno avrebbe posto André Gide: Jacques Vaché era casto?”

 

Il dandy generalmente non ha una grande stima per la donna. Più spesso egli lusinga, corteggia e seduce solo per vedersi all’azione; più che il fine, al dandy interessa il preambolo, la seduzione; seduzione fatta di sguardi, parole, gesti.

Il dandy, come giustamente rileva Lanuzza, è più un Don Giovanni che un Casanova. La differenza sostanziale tra i due seduttori per eccellenza è che il primo è un ammaliatore, il secondo è un ammaliato. Casanova cerca e ama le donne che lo hanno sedotto, Don Giovanni deve fuggirle, per non esserne sommerso. In fondo, Don Giovanni è un esteta, un dandy che però si attacca troppo al sesso femminile. E’ ancora l’estetica che più interessa al vero dandy, e non la sostanza vera e propria dell’amore. Le epistole d’amore di D’Annunzio non gli sono altro che splendidi esercizi di retorica dove, per meglio essere sicuri della loro carica artistica, è necessario ‘provarli’, per attenderne gli effetti. Soren Kierkegaard, il filosofo, sarebbe stato un ottimo dandy se si fosse fermato al suppore un “vita estetica”, olte quella “vita etica” e “vita religiosa” che sono l’esatto opposto dell’essenza dandistica. Teorizzando il famoso “Don Giovanni”, e cioè l’uomo estetico, libertino, amante dei piaceri e della vita, Kierkegaard non fa che descrivere una sorta di dandy; e nel famoso “Diario di un seduttore”, il filosofo abbozza la figura dell’esteta-erotomane, crudele e affascinante allo stesso tempo, in grado di sedurre innumerevoli donne sempre tenendole sospese, in bilico tra la passione e il dubbio, senza aver mai pronunciato loro una sola parola d’amore. In questi casi le fanciulle non potranno mai dare ad altri la colpa delle loro sofferenze se non a loro stesse, le quali credono di essersi immaginate tutto, o chi fra loro, più perspicace, come la giovane Cordelia, s’accorge dell’inganno diabolico, si tormenta l’animo confessando al suo stesso seduttore d’essere comunque innamorata follemente di lui, ed allo stesso temo lo odia con un’intensità fuori dal comune. Perchè in fondo il vero dandy rimane freddo ed impassibile, calcolatore, anche di fronte alle situazioni in cui normalmente si richiederebbe passione ed esaltazione dei sentimenti umani.

 

Lo stesso discorso vale per ogni dandy reale: negli scritti, nelle poesie, il dandy tiene più a descrivere i suoi astuti corteggiamenti che a descrivere i sentimenti della donna corteggiata. Ella può sì attirarlo per la sua bellezza (certo deve essere sigolare), o per una sua predisposizione alla toeletta – Drieu La Rochelle ci confida d’essere attratto soprattutto da questo tipo di donna -, o per il suo considerevole patrimonio (il conte Boni de Castellane fa il gigolò una sola, fortunatissima volta, sperperando tutto l’ingente patrimonio della moglie – non a caso lei otterrà il diovorzio) o, più raramente, per la sua intelligienza.

Ma ciò che sempre ripugna il dandy nella donna è quel suo essere naturale (sentenzia Baudelaire: “La donna è il contrario del dandy. Dunque, deve fare orrore. La donna è naturale, cioè abominevole”), o, come Pierre Louÿs spiega nel romanzo “La donna e il burattino”, la donna fa ancora più orrore se prototipo di ogni femme fatale, la temibile ‘prostituta vergine’ Conchita; il suo compito consiste nel seminare la sofferenza e guardarla crescere. “La donna e il burattino”, uscito per la prima volta nel 1898 si colloca nella ricca tradizione della donna fatale, una cui variante, nutrita di esotismo, erotismo, estetismo, è l’allumeuse, colei che provoca senza mai concedersi, un ‘boia di marmo’, come dirà Barbey d’Aurevilly, capace di una castità micidiale. Al contrario, seppur allo stesso modo letale, la “Salomè” di Oscar Wilde la ritroviamo tra la terribile gamma di donne fatali che ossessionarono i dandies fin dalla notte dei tempi; porto ora ad esempio “Le Diaboliche”, di d’Aurevilly: donne del desiderio e del peccato cattolico, che reprime e ammorba ogni felicità, del male voluttuoso e mortifero. O si pensi anche alla “Zuleika Dobson” (1911) unico romanzo di Max Beerbohm (nell’immagine, ‘Zuleika Dobson’, disegno di Beerbohm rinvenuto sul manoscritto originale), tenace quanto ammaliatrice donna-dandy, con la fredda missione di conquistare il giovane, pallido, raffinato, celibe, cenobitico, anacoretico e claustrale duca Dorset (tale l’aggettivazione pretesa dal tipo completo del dandy) in una sorta di aspettativa narcisistica di riuscire a sedurre il primo uomo indifferente al suo fascino; da parte sua, il duca non ha la minima intenzione di cedere in una “faccenda così volgare”, ammirando qualcun’altro oltre che se stesso… ma finisce comunque per impigliarsi nella rete dorata della perfida ammalliatrice, che non perde tempo a rifiutarlo dopo averne ascoltate le proposte di unione; Dorset, sconfitto, si salva ancora una volta grazie al suo inappuntabile dandismo (noblesse oblige…).

 

 

XV. Don Giovanni all’infernoQuando Don Giovanni scese all’onda sotterranea,
pagato l’obolo a Caronte, un mendicante,
triste, dall’occhio fiero come Antistene,
afferrò i remi con braccio vendicatore e forte.Mostrando seni penduli tra le vesti aperte,
donne si contorcevano sotto il nero firmamento
e come un grande armento di vittime immolate,
dietro lui lanciavano lunghi muggiti.

Sganarello rideva e reclamava la sua paga;
Don Luigi con il dito tremolante
indicava a tutti i morti vaganti sulle rive
l’audace figlio che derise le sua biamca fronte.

La casta e magra Elvira, tra i brividi, in gramaglie,
vicina a quel perfido sposo che pure fu suo amante,
sembrava implorargli un ultimo sorriso
in cui brillasse la dolcezza del primo giuramento.

Dritto nella sua armatura, un grande uomo di pietra
stava al timone fendendo i neri flutti:
ma l’eroe calmo, curvo sulla sua spada,
guardava la scia sdegnando tutto il resto.

(Ch. Baudelaire, da “I Fiori del Male”)

 

Alessandro Vena: Schumann and the great Caranaval Op 9

Alessandro Vena

Cari amici bentrovati in questo spazio virtuale. Intanto approfitto per ringraziarvi per seguire numerosi questo spazio e anche i miei profili social.. Grazie a tutti voi!

Oggi sono in compagnia di un caro amico del web, Alessandro Vena, un giovane pianista che ho conosciuto su Facebook. Vi pubblico qui la sua biografia e poi partiamo con l’intervista! Vi abbraccio!

Nato nel 1980 termina giovanissimo e a pieni voti gli studi in conservatorio. Segue i corsi biennali di perfezionamento pianistico presso l’’Accademia Burgentina” assimilando gli insegnamenti di Saverio Sangregorio e Carlo Grante. Si diploma in didattica del pianoforte frequentando, a Roma,il corso nazionale biennale tenuto da insigni docenti tra i quali Piero Rattalino, Giuseppe Scotese, G. Piazza ecc. Convinto sostenitore della tradizione pianistica sovietica, segue,sempre in Roma, il corso biennale di alto perfezionamento pianistico secondo i principi della scuola russa, tenuto presso l’”Accademia A. Rubinstein” dal grande concertista slavo Sasha Bajcic (gia’ allievo di E. Malinin ed E. Gilels in Russia). Ancora segue i corsi di Giorgio Vidusso a Taranto, citta’ in cui consegue la laurea specialistica di II° livello in pianoforte presso l’ ”Istituto Paisiello”, sotto la prestigiosa guida della pianista Paola Bruni (1° premio concorso internazionale A. Casagrande 1986) e, inoltre,  la laurea  di clavicembalo presso il Conservatorio “G. da Venosa” di Potenza.

Affermatosi in numerosi concorsi pianistici nazionali ed internazionali ,svolge regolare attività concertistica presso i piu  importanti centri per  prestigiose  societa’ italiane ed estere. .

Le sue esecuzioni sono state trasmesse da Radio 3 ,Radio Vaticana e molte altre importanti emittenti di musica classica ed ha effettuato incisioni per la D.B.C. Recording. E’ imminente l’uscita di un suo CD dedicato interamente a Schumann. E’ direttore e docente presso l’Accademia Pianistica Lucana” F. Busoni” di Pisticci  .Da  quest’anno  dirige l’Istituto Musicale “Trabaci” di Scanzano.

 

Alida : Recentemente hai inciso uno splendido disco per la Shevacollettion interment dedicato a Robert Schumann  vuoi raccontarmi di come nasce questa tua avventura?

Alessandro: In realtà non so se possiamo parlare di avventura,anche se in fondo un po’ scegliere la carriera musicale oggigiorno è molto avventuroso, ma piuttosto parlerei di un progetto di vita, di una scelta di vita.Pochi giorni fà ho registrato il mio quinto lavoro  per la casa discografica Shevacollection e interamente dedicato a Robert Schumann di cui ho inciso due dei suoi lavori più importanti , il Carnevale di Vienna op 26 ed il colossale Carnaval op 9. Sono entrambi lavori molto noti  che andranno certamente a confrontarsi con la discografia internazionale e spesso con notissime incisioni storiche. Questo pero’ non mi spaventa in quanto  stimolo per offrire un mio pensiero, un mio contributo attraverso questa visione dei due capolavori schumaniani.

COVER SCHUMANN

 

 

Alida:  Il tuo compositore e il tuo periodo preferito?

Alessandro: Il problema che un pianista puo’ avere è dato dalla grande versatilità del suo strumento e dalla constatazione di essere privilegiati in quanto mai come per il pianoforte si sia scritto cosi tanto e cosi bene. Ma dovendo dare una risposta alla tua domanda direi Chopin e con lui il periodo romantico. Chopin a mio avviso è il vero Maestro del pianoforte in quanto l’unico a scrivere in modo totalmente perfetto per questo strumento. Anche nei passaggi difficilissimi c’è sempre la logica di chi conosce perfettamente lo strumento ed i limiti umani.

Alida:  Un momento della tua carriera che vorresti condividere qui con noi 

Alessandro: Ci sono tante esperienze belle nella vita di un musicista ma per condividerne una potrei ricordare il mio recital tenuto presso il Teatro “Colon” di Buenos Aires ,uno dei maggiori al mondo dove ancora si avverte la presenza dei grandi del passato. Un tempo era meta di Rubinstein, Arrau, ecc ed io mi sento privilegiato per questo.

Alessandro Vena

Alida:  Quando non ascolti classica ci sono altri generi che ti affascinano?

Alessandro: Potrà apparire riduttiva la mia negativa risposta in merito, ma sicneramente non riesco proprio a farmi coinvolgere da generi musicali differenti. Non so se cio’ sia dovuto ad una totale abitudine piuttosto che ad una formazione estremamente rigida e settoriale, o forse solo perchè dopo una sinfonia di Beethoven è davvero difficile ascoltare un festival di SanRemo.

 

Alida:  Che rapporto hai con la moda?

Alessandro: Non amo la moda che va di moda, nel senso che apprezzo sempre il bello,l’elegante, cio’ che risulta affascinante e distinto, ma mai cio’ che fa tendenza. Lo ritengo omologato,globale e privo di personalità.

 

Alida:  Un viaggio che hai fatto o che vorresti fare

Alessandro: Di viaggi ne ho fatti tanti , ma uno che vorrei fare è rivolto a Dublino;questa città mi incuriosice,e, con quella sua aria un po crepuscolare mi ricorda tanto  Joyse.

 

Alida: Una colonna sonora per questo viaggio

Alessandro: Bhe forse l’adagetto dalla sinfonia n 5 di Mahler che fu inserita nel bellissimo film Morte a Venezia di Luchino Visconti.

 

Alida:  Cosa fa un pianista che come te è sempre impegnato nel proprio tempo libero?

Alessandro: Le mie giornate sono rivolte quasi esclusivamente al lavoro, tanto studio giornaliero,e poi anche didattico; nel poco tempo libero amo le cose molto semplici come la compagnia di amici o cinema.

 

Alida:  Un libro che consiglieresti ai nostri lettori

Alessandro: La Divina Commedia.

 

Alida:  Dove ti vedremo prossimamente?

Alessandro: Sto pianificando un po di date tra cui Roma, Bucarest, Los Angeles… Una dedica per te:

“Ad Alida, grande e solare persona, musicista dalla profonda sensibilità e fotomodella  dalle indiscusse grazie ,il mio più sincero ringraziamento per la  bellissima intervista e un augurio per la Sua lucente carriera .”.
Alessandro Vena
Grazie di cuore Alessandro per aver condiviso con noi questo splendido momento di musica e di passioni! Ci vedremo sicuramente ad un tuo concerto e per ora… Sul web!
Alida Altemburg

Alida Altemburg for Triangl Swimwear


Alida Altemburg for Triangl Swimwear

“In the midst of winter, I found there was, within me, an invincible summer.

And that makes me happy. For it says that no matter how hard the world pushes against me, within me, there’s something stronger – something better, pushing right back.”

 

I imagined in this way the summer.

This fantastic bikini that makes you feel the “Queen of the beach” and at the same time comfortable and sure of yourself.
When you are relaxing on the beach and swimming, and when the waves reminds you of the sweet and ancient melodies, Triangl makes you feel free.

Free to follow yours thoughts,  feel sporty without losing the bohemian elegance.

Alida Altemburg for Triangl Swimwear

The particularity of these bikinis is the material with which they are made,  neoprene, which I must say dress very differently from other tissues which are usually created swimsuits, as it has a more fitting and stretch resistant and modeling body in an almost miraculous way! Each bikini model has a way of “dressing”, “different from the other so I recommend you read the size guide before purchasing.

My bikini is Winnie Polly Phyton, very glam rock with a bandeau bra is structured with zip front and a clasp on the back and is true to size while the bottom has a cut stiffer Each bikini comes with a convenient and delicious beach bag always neoprene combined.

Ready for rock the summer!

Alida Altemburg for Triangl Swimwear

Alida Altemburg for Triangl Swimwear

 

 

Alida

xoxoxo

Here in the pictures : http://australia.triangl.com/products/winnie-polly-python

 

http://international.triangl.com